Discussione
sulla pena di morte
Prima Parte (1/2)
Mortificate
quella parte di voi che appartiene alla terra
Col 3,5
Una svolta
storica
Cominciamo col
ricordo dei princìpi di fondo, che tuttora illuminano la complessità della questione,
tali quindi da guidare la discussione. Il richiamo ad un’antichissima
tradizione qui si potrebbe certamente fare,
ma non è sufficiente né pertinente, perché possono esistere antichissime
tradizioni, anche avallate dalla volontà di Dio, le quali, non essendo valori
assoluti, per l’avvento di fatti nuovi, essi pure voluti da Dio, devono essere abbandonate
per la realizzazione di un progresso morale nella linea della realizzazione escatologica
del regno di Dio. E questo è proprio il caso.
Il punto da cui
partire è la considerazione che Dio, autore della vita, vuole in linea di
principio la promozione ordinata della vita in tutti i suoi gradi: vegetativo
(piante), sensitivo (animali), razionale (uomo), spirituale (angelo), divino
(Dio stesso e la sua grazia). Ora, però, che cosa è accaduto secondo la
Rivelazione cristiana? Che col peccato originale, quest’ordine è stato sconvolto,
per cui, in linea di massima, non in tutti i casi, il grado inferiore si ribella
al grado superiore e il superiore opprime l’inferiore. In modo particolare, per
quanto ci riguarda: la carne si ribella allo spirito ed abbiamo il lassismo, e
lo spirito schiaccia la carne ed abbiamo il rigorismo. Il privato danneggia il
pubblico e il pubblico opprime il privato.
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In tempi
di buonismo mi azzardo a dire una cosa scandalosa per il buonista, ma la dico
lo stesso, perché parlo a ragion veduta: l’inventore della pena di morte, se
così posso esprimermi, è stato Dio stesso, quando, nel Genesi, avverte i
progenitori, che se avessero mangiato del frutto proibito, sarebbero morti (Gen
2,16).
È chiaro
che Dio è il Dio della Vita, che non vuole la morte di nessuno. «Forse che io
ho piacere della morte del malvagio o non piuttosto che desista dalla sua
condotta e viva?» (Ez 18,23).
Dio preferisce la misericordia, ma a volte, come
dice chiaramente la Scrittura esercita la severità. Egli infatti non vuole che
viva ciò che procura la morte. Se Dio lasciasse vivere il mortifero e
l’assassino, si potrebbe dire che ama la morte. Ma è questo il vero Dio? Il Dio
dei vivi non può essere nel contempo il Dio dei morti.
L’uomo o
lo Stato, dal canto suo, deve togliere il peccato o il crimine per poter vivere
serenamente. Allora deve uccidere il peccatore o il criminale? Non
necessariamente, ma solo quando non trova altro modo di difendersi.
Immagini da Internet
- La raffigurazione del Roveto ardente nella Cappella di Mosè, Basilica di San Marco, Venezia
- Vangelo