21 settembre, 2020

Luigino corregge Recalcati

  Luigino corregge Recalcati

Ancora sull’immagine di Dio

Dopo una vigorosa meditazione sul Nome divino e sull’immagine di Dio contro la tentazione dell’idolatria e delle teologie autoreferenziali, nell’Avvenire di sabato 19 settembre, Luigino Bruni, procedendo lungo il tema dell’immagine, nell’articolo Ma Caino non definisce l’uomo, svolge una vigorosa e calibrata difesa della verità biblica, non senza approvare il positivo, contro il libro di Massimo Recalcati, Il gesto di Caino, circa l’origine della malvagità umana, che certamente deriva dal gesto di Caino, come sostiene Recalcati, ma che suppone – osserva Luigino - la creazione di Adamo ed Eva, i capostipiti di tutto il genere umano, creati, come ricorda ripetutamente e giustamente Luigino, ad immagine e somiglianza di Dio, bontà infinita.

Luigino riporta la tesi di Recalcati:

«“Il gesto di Caino è senza pietà. … È da questo gesto che la storia dell’uomo ha inizio. Sappiamo che l’amore per il prossimo è l’ultima parola e la più fondamentale a cui approda il logos biblico. Ma non è stata la prima parola. Essa viene dopo il gesto di Caino”».

E Luigino commenta:

«Una tesi suggestiva, che contiene però il principale equivoco e l’errore più importante del discorso di Recalcati. Lo psicanalista italiano dimentica che il gesto di Caino non è la prima parola dell’umanesimo biblico: prima del fratricidio di Caino il libro della Genesi pone l’Adam e ce lo presenta “creato ad immagine e somiglianza di Elohim (Gen 1,27). Prima dell’uomo-fratricida c’è l’uomo-immagine fatto “poco meno degli dèi” (Salmo 8), culmine della creazione, interlocutore di Dio, suo partner nella custodia della terra, mendicante di reciprocità, che esulta all’arrivo di Eva, finalmente una sua pari, l’ezer-kenegdo, colei con cui poter incrociare gli occhi alla pari (Gen 2)». Alla lettera: colei che gli «sta di fronte o davanti».
 
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 Sacrifici di Abele, Abramo, Melchisedec - Secolo: sec. VII (673 - 679) - S. Apollinare in Classe

L’offerta di Abele e Caino, mosaico del XII secolo, Cappella Palatina, Palermo

Caino uccide Abele - Mosaici del XII secolo - Duomo di Monreale



17 settembre, 2020

Luigino riprende quota

 Luigino riprende quota

Luigino riparte da Dio

In questi mesi, dal marzo scorso, come sanno bene i miei lettori, ho seguito Luigino Bruni in una serie di suoi articoli su Avvenire

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Ma il passo molto importante è quello che fa Luigino in quest’ultimo articolo «Non ad immagine d’idolo» del 13 settembre scorso, anche se il sovratitolo che nega che l’essere umano sia «simulacro» di Dio non è felice, ma comunque nel corso dell’articolo Luigino si spiega chiaramente ricordando la dottrina biblica dell’uomo creato ad immagine di Dio. «Simulacro» ha un senso evidentemente negativo e si riferisce, come spiega l’Autore, ad immagini sbagliate ed idolatriche, meschinamente antropomorfiche, della divinità.   

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Luigino Bruni. Professore ordinario.

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14 settembre, 2020

La proposta di Husserl (Terza Parte di Tre Parti)

   La proposta di Husserl

Terza Parte di Tre Parti

Stoltezza del rifiuto del realismo gnoseologico

Senza negare il valore e l’utilità dell’istanza realistica o positivistica di riconoscere un mondo esterno, empirico, e di indagare e dimostrare i fatti di questo mondo esterno spazio-temporale, Husserl qualificò in tono di spregio tale impostazione gnoseologica come atteggiamento «naturale» ed «ingenuo»,  sostenendo che tale atteggiamento non riflette il sapere in modo originario, radicale, fondamentale ed assolutamente certo sulle cose, ma  solo uno sguardo superficiale, incerto, derivato e provvisorio, che non riflette in pienezza le possibilità ben superiori dello spirito umano e della coscienza morale.

Ora, bisogna dire che la necessità da lui sostenuta, per avere la scienza e la filosofia, di abbandonare l’atteggiamento naturale del conoscere appare piuttosto urtante, giacchè il naturale, riflesso della natura umana, non è qualcosa che possediamo in modo accidentale o facoltativo, ma ciò che ci costituisce essenzialmente, ciò senza di cui non possiamo esistere. 

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Edith Stein (in religione Teresa Benedetta della Croce) - Immagine da internet

13 settembre, 2020

La proposta di Husserl (Seconda Parte di Tre Parti)

  La proposta di Husserl

Seconda Parte di Tre Parti

Il concetto husserliano della coscienza

Basandosi sul cogito cartesiano egli propone un concetto di coscienza che ha più i caratteri della coscienza divina che di quella umana. Dice:

«la coscienza, considerata nella sua “purezza”, è un complesso chiuso in se stesso, un nucleo di assoluto essere, in cui niente può penetrare e da cui niente può sfuggire; e che non ha alcun “fuori” spazio-temporale, né può inserirsi in alcuna connessione spazio-temporale, come non può esercitare o subire  alcuna azione causale in relazione a nessuna cosa – premesso che per causare s’intende la causalità naturale nel senso normale, quale cioè una relazione di dipendenza tra realtà».

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Martin Heidegger - Immagine da internet

12 settembre, 2020

La proposta di Husserl (Prima Parte di Tre Parti)

 

 La proposta di Husserl

Prima Parte di Tre Parti

Un profeta nella Babele delle lingue?

Nel clima dello scontro fra positivismo ed hegelismo nella Germania dei primi anni del secolo scorso, comparve Edmund Husserl, che volle annunciare al mondo d’aver trovato una «nuova scienza», una «scienza assoluta», la filosofia veramente prima, certa, rigorosa, universale, fondamento di tutte le scienze, scienza che pone e risolve in modo radicale, oggettivo e definitivo la questione della verità del sapere e quindi del senso della vita umana.

Husserl prometteva anche di confutare la pretesa hegeliana di risolvere l’essere nel pensiero e nel concetto, sorgente di soggettivismo e di presuntuose costruzioni teoretiche arbitrarie, e proclamava il ritorno allo sguardo semplice, intuitivo e diretto della cosa in sé intesa come essenza e dato e correlato immediato ed indiscutibile della coscienza. Su questa linea Husserl riprese il termine di «esperienza», non però nel senso empirico, ma in senso interiore, spirituale. Tuttavia poi di fatto nel suo pensiero maturo ricade dichiaratamente nell’«idealismo», come sviluppo del cogito cartesiano.

Inoltre egli era dotto in matematica ed aveva un forte interesse per la logica. Era ben consapevole del valore di verità di queste scienze, verità che peraltro si conquista solo attraverso una forte e faticosa disciplina razionale ed intellettuale, abituando la mente all’astrazione e a vivere e ad operare in un mondo che non è quello reale, ma è un mondo costruito dalla ragione, il mondo della logica, un ens rationis.  

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Edmund Gustav Albrecht Husserl

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11 settembre, 2020

Le false affermazioni di Andrea Grillo circa il preteso rahnerismo del Papa

 Le false affermazioni di Andrea Grillo

circa il preteso rahnerismo del Papa

 

Invisibilia Dei per ea quae facta sunt, intellecta conspiciuntur

Rm 1,20

Ci difendiamo con le nostre labbra:

chi sarà nostro padrone?

Sal 12,5

 

Un’altra sparata di Andrea Grillo, forse la più grossa.

I miei lettori conoscono ormai da tempo il teologo Andrea Grillo come uno dei teologi modernisti oggi più noti, che si distingue sia per la demolizione dei valori cristiani, come ha fatto per esempio nel suo attacco alla dottrina del matrimonio e della famiglia, nonché al dogma della transustanziazione eucaristica ed insultando e denigrando grandi figure di Pontefici dell’età moderna, come il Beato Pio IX o S.Giovanni Paolo II o Benedetto XVI, oppure i più coerenti e limpidi testimoni della fede oggi presenti nel collegio cardinalizio, come per esempio i Cardinali Müller, Brandmüller e Burke, nonché i recentemente scomparsi Meisner e Caffarra. Il Grillo peraltro si è divertito a infierire in modo particolare su questi illustri prelati approfittando di una punta di conservatorismo presente in alcuni di essi.

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La Tradizione come un giardino da coltivare

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10 settembre, 2020

Luigino vuole che gli empi la facciano franca

 Luigino vuole che gli empi la facciano franca

Pecca fortiter et crede firmius

Questa volta Luigino Bruni, nell’articolo di Avvenire del 6 settembre scorso È Bibbia il nome del Padre, dopo aver demolito il cristianesimo nelle puntate precedenti mettendosi a «convertire» Dio perché sia buono, pretendendo di «cambiarlo» perché lo lasci in pace, respingendo il concetto di sacrificio espiatorio, facendo l’elogio della mezza perfezione e della sete di Dio inappagata, soffocando il rimorso d’aver tradito il suo «primo patto»,  vanificando il concetto della colpa, sostituendo la beatitudine d’oltretomba con la felicità di quaggiù e convinto, nell’ultima puntata, che Dio lo salvi anche se lui non vuol meritare, questa volta tenta di ricostruire il cristianesimo sulle sue macerie facendo ricorso alla sua più miserevole contraffazione contemporanea, un astutissimo espediente escogitato ipocritamente da quegli empi che vogliono farla franca senza incorrere nei castighi divini, ma anzi godendosi – in questa vita, non nell’altra che non esiste - le delizie della cosiddetta «misericordia» del Padre, il quale – come ci assicura Luigino – perdona non dopo il peccato, ma mentre si pecca. Egli dice infatti come per avvertirci di un errore: «pensiamo che le parole di resurrezione siano quelle che iniziano dopo i peccati, dopo i tradimenti, dopo le cattiverie, dopo le maledizioni».

Non è così – ci dice Luigino – ma la misericordia del Padre consiste nel fatto che Egli ci perdona non perché, avendo peccato, ci castiga col rimorso della colpa commessa, ci ispira il pentimento e il dolore per aver peccato e meritato il suo castigo,  ci ispira la volontà di chiederGli perdono e confessare il nostro peccato, la volontà di correggerci ed i emendarci, senza perderci d’animo, e di essere perseveranti nel nostro cammino di conversione, di far penitenza e di riparare le offese a Lui e al prossimo. 

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Il Ritorno del figliol prodigo è un dipinto a olio su tela (262x206 cm) di Rembrandt, databile al 1668 e conservato nel Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo.

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07 settembre, 2020

Papa Francesco non è un pragmatista senza ideali

 

 Papa Francesco non è un pragmatista senza ideali

Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam

Una questione impostata male

Ne La civiltà Cattolica del 5 settembre scorso il Padre Antonio Spadaro cerca di rispondere alla seguente domanda: Il governo di Francesco. È ancora attiva la spinta propulsiva del pontificato? Già la domanda è impostata male, in modo grossolano e assolutamente inadeguato a come occorre interrogarsi in modo decente circa la delicatissima questione dell’operato di un Pontefice. Spadaro sembra interrogarsi in base al ben noto principio di Nietzsche della volontà di potenza. La potenza di un Papa è un’altra.

Spadaro sa interpretare l’azione di Papa Francesco come io so interpretare i movimenti della nostra galassia. Non una parola sulla sua dottrina, sul dogma, sulla sua pastorale, sulla sua pietà religiosa, sul suo rapporto con Dio, sulle sue devozioni, sulla sua fede, sulle sue virtù, sui suoi difetti, sulle sue gioie, sulle sue sofferenze. Sì, è vero, cita Gesù Cristo, ma tutto si ferma lì. Come il Papa vive il suo rapporto con Cristo? Non lo dice. Insiste sulla spiritualità del Papa, fino a parlare di «mistica»; ma come la intende questa spiritualità? Non chiarisce. La interpreta in modo assolutamente ambiguo. Anche Hegel aveva sempre lo «Spirito» sulla bocca. Ma che Spirito era? E il demonio non è uno spirito?

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04 settembre, 2020

Luigino vuol salvarsi senza merito


 Luigino vuol salvarsi senza merito

Luigino è grato a Dio, ma non lo ringrazia di meritare 

Questa volta Luigino Bruni nell’articolo di Avvenire del 30 agosto intitolato «La civiltà della cicogna», dopo un’introduzione ben fatta sulla gratitudine a Dio, ci presenta la solita solfa luterana della salvezza per sola grazia senza meriti. Evidentemente, questa eresia, già condannata dal Concilio di Trento proprio contro Lutero e considerata dal Catechismo di San Pio X come «peccato contro lo Spirito Santo» continua a sedurre certi cattolici. Ci poniamo allora due domande: come mai un’eresia condannata cinque secoli fa continua ad avere successo? Perché il Catechismo di San Pio X è così severo contro questa eresia?

Rispondiamo alla prima domanda. Non è facile conciliare l’idea del merito con quella della grazia, perché merito vuol dire compenso per un lavoro fatto, comprare, esigere per giustizia, mentre grazia vuol dire ricevere gratuitamente. Ora, si obbietta, delle due una: un bene o me lo procuro come compenso del mio lavoro o lo acquisto perché lo compro oppure lo ricevo perché mi viene dato gratis. Non sono possibili le due cose contemporaneamente.

A tutta prima l’idea di salvarsi senza merito sembrerebbe essere perfettamente cristiana: il doveroso omaggio all’opera gratuita della grazia, che sembrerebbe essere il fattore unico ed esclusivo della salvezza senza alcuna collaborazione da parte dell’uomo, perché in fin dei conti è Dio che salva e sennò sembrerebbe che l’uomo voglia meritare un bene superiore alle sue forze, che non può essere né pagato né meritato.  Altrimenti dove va a finire la sua gratuità? Ecco il problema in tutta la sua chiarezza.

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03 settembre, 2020

Il problema della coscienza di sé in Cartesio (Terza ed Ultima Parte)

 Il problema della coscienza di sé in Cartesio 

Terza ed Ultima Parte

IX. Bontadini critica Cartesio sulla base di Gentile

È interessante come Bontadini, nell’Introduzione al Discorso sul metodo[1], respinga  il realismo che resta in Cartesio, e gli opponga una gnoseologia basata  sull’identificazione dell’essere con l’essere pensato, propria dell’idealismo tedesco, ma che è già implicita nel cogito e che penserà Fichte a esplicitare.

Per Bontadini, infatti, come in fondo per Cartesio, il pensiero non è fondato sulle cose, sull’essere esterno al pensiero, ma, «il pensiero non ha bisogno di garanzie: esso è già per se stesso la garanzia del proprio valore, la propria misura, la propria fondazione»[2]. Il pensiero non dev’essere garantito da nulla, esso garantisce se stesso, esso si misura su se stesso, si fonda su se stesso.

Dunque il pensiero non si fonda sull’essere, non è relativo all’essere, non è misurato dall’essere. Non deve far capo a una realtà oggettiva ad esso esterna, che gli fa da regola di verità. Ma questo non è il nostro pensiero; è il pensiero divino! Ecco il terribile equivoco nel quale cade il «cattolico» Bontadini! Confonde il pensiero umano con quello divino!

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Il concetto di «realtà» (res extra animam o in rerum natura) non è un pallino della gnoseologia tomista o l’ingenuità di chi non è ancora entrato nel «sacrario della filosofia», per dirla con Bontadini, ma è un concetto originario, evidentissimo e spontaneo, insopprimibile, necessario ed universale, proprio della ragione come tale, noto a tutti fin dall’infanzia, senza bisogno d’esserne istruiti, appartenente a tutte le culture dall’indigeno dell’Amazzonia all’aborigeno dell’Australia, dalla massaia e dal pizzicagnolo ad Albert Einstein e Galileo Galilei. 

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02 settembre, 2020

Il problema della coscienza di sé in Cartesio (Seconda Parte)

 Il problema della coscienza di sé in Cartesio 

Seconda Parte di Tre Parti

 

V. Il dubbio metodico

È stoltezza dubitare di ciò che è indubbio. Tuttavia si può verificare se un dato principio è veramente indubitabile. Lo si pone in dubbio e si vede che cosa succede. Se ponendolo in dubbio mi accorgo che nel negarlo lo affermo o che per negarlo devo servirmi di lui, allora vuol dire che è innegabile ed indubitabile. Quindi assolutamente certo. Questo è il principio di non-contraddizione.

Il dubbio più radicale è l’«universalis dubitatio de veritate»[1]. Esso si risolve facendo riferimento al principio di non-contraddizione, che dice: Non est adfirmare et negare simul. Il quale principio a sua vola si basa sul principio d’identità: un ente non può essere e non essere simultaneamente e sotto il medesimo rapporto.

Non è proibito al filosofo formulare questo dubbio a livello di ipotesi; ma poi, esaminandone il valore, si accorge immediatamente che è assurdo, giacché, se dubito della verità, sarà vero per me che la verità non c’è. E allora è evidente che faccio appello alla verità per negare la verità e questa è un’evidente autoconfutazione. 

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Penso perché esisto. Il pensare consegue all’esistere. Ma chi non pensa può esistere ugualmente. Pensiamo all’embrione. 

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01 settembre, 2020

Il problema della coscienza di sé in Cartesio (Prima Parte)

 Il problema della coscienza di sé in Cartesio

Prima Parte (di 3)

I. La più grande disgrazia capitata alla filosofia moderna

Cartesio in tutta la storia del pensiero è stato il primo filosofo che ha avuto l’audacia di fondare la realtà non su Dio, ma su se stesso, ossia sulla coscienza di sé, considerando il proprio io in modo tale che da esso si poteva dedurre in primo luogo, come fece Kant, che la conoscenza non deriva dalle cose, ma dall’autocoscienza («io penso»).

Successivamente Fichte dedusse che l’io autocosciente come pensante, pone se stesso nell’io come realtà, per cui non occorreva più ammettere una realtà esterna all’io (la «cosa in sé»). Dopo Fichte, Hegel avrebbe condotto a termine l’identificazione dell’essere col pensiero iniziata da Fichte: «il reale è il razionale e il razionale è il reale», con l’identificazione della metafisica con la logica.

Cartesio, dunque, non è il fondatore della filosofia moderna, ma la disgrazia della filosofia moderna, l’iniziatore di un falso filosofare che ha prodotto nel sec. XIX l’ateismo marxista e il panteismo hegeliano, al quale ha fatto seguito il nichilismo esistenzialista sartriano. Egli è la causa prima non delle conquiste, ma dei fallimenti della filosofia moderna. Molte volte egli è stato confutato dai tomisti[1]. Le opere di Cartesio furono poste all’Indice dalla Chiesa nel 1663.

La vera e a sana filosofia moderna è quella che ha confutato l’impostura di Cartesio, ripristinando il realismo gnoseologico biblico dell’ipsum Esse, come fecero già i teologi domenicani del ‘600, primo fra tutti Giovanni di San Tommaso. E la confutazione è perdurata nei secoli, fino ad oggi, vista l’ostinazione dei difensori di Cartesio. Occorre un continuo lavoro di ripristino del realismo per rimediare ai risorgenti guasti dell’idealismo e del panteismo, oggi condannati da Papa Francesco sotto i nomi di «gnosticismo» e «pelagianesimo»[2].  

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Aristotele: «Non è la pietra che è nell’anima, ma l’immagine della pietra»

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