23 settembre, 2023

Chi ha creato Dio? - L’interesse metafisico si manifesta sin dall’infanzia

 

Chi ha creato Dio?

L’interesse metafisico si manifesta sin dall’infanzia

 

Lasciate che i bambini vengano a me

Mc 10,14

Occorre più attenzione ai piccoli

Il Giornale di Brescia nell’edizione del 22 settembre scorso, ha dato notizia che una bambina di 7 anni in provincia di Brescia, Maddalena Morandi, ha scritto una lettera al Papa dal tono che ci sorprende tutti per la profondità metafisica del problema che pone, profondità che pare quasi incredibile nella mente di una fanciulla la cui ragione ha cominciato a funzionare supponiamo solo da un anno poco più.

Eppure, casi come quelli di questa bambina esistono. Questo dimostra il legame necessario che esiste fra l’esercizio della ragione e la conoscenza metafisica. La ragione umana sin dal primo sorgere della sua attività, concepisce l’ente nelle cose dell’immediata esperienza infantile e quindi nella luce dell’ente, inconsapevolmente concepito, si pone subito i problemi fondamentali dell’esistenza e, riflettendo sul fatto che le cose non possono essersi fatte da sé, giunge a sapere che esiste uno che le ha fatte, ma a sua volta non è fatto da nessuno, sennò non spiegherebbe niente. E costui è Dio.

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La cosa interessante è che – chi lo direbbe? - anche il grande filosofo Emanuele Kant si pose la domanda e non riuscì a cavarsela rimanendone angosciato fino a parlare, lui, il grande apologeta della ragione, di «baratro della ragione».


 

La ragione ha un bisogno vitale di Dio, l’assolutamente necessario ed incondizionato; ma è in suo potere far sparire nell’immaginazione Dio e la totalità delle cose in un nichilismo assoluto, ponendoci la domanda: chi ha creato Dio?

 

Dunque fuggiamo queste morbose immaginazioni, recuperiamo l’assolutamente necessario, Dio, del quale la nostra ragione ha assolutamente bisogno come del suo ultimo sostegno creatore, e ci libereremo dalla disperante sensazione che tutto sparisca nel nulla. Maddalena, sei in compagnia di Kant, ma non te ne vantare. Su questo punto è meglio non seguire Kant.

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21 settembre, 2023

Aspetti contrastanti del pensiero di Teilhard de Chardin

 

Aspetti contrastanti del pensiero di Teilhard de Chardin

Il Santo Padre, nell’omelia dell’ultima Messa in Mongolia, ha ricordato brevemente Teilhard de Chardin, citando alcune sue parole in forma di preghier circa l’Eucarestia, che denotano un grande fervore religioso, espresso in termini poetici in quello stile che gli era proprio.

Mi è gradito riportare le parole che Papa Francesco ha detto a proposito di Teilhard de Chardin:

“La Messa è azione di grazie, “Eucaristia”. Celebrarla in questa terra mi ha fatto ricordare la preghiera del padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin, elevata a Dio esattamente 100 anni fa, nel deserto di Ordos, non molto lontano da qui. Dice così: «Mi prostro, o Signore, dinanzi alla tua Presenza nell’Universo diventato ardente e, sotto le sembianze di tutto ciò che incontrerò, e di tutto ciò che mi accadrà, e di tutto ciò che realizzerò in questo giorno, io Ti desidero, io Ti attendo». 

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Le leggi della natura su questa terra, oggetto della scienza, dato che regolano una natura ostile, dannosa e pericolosa per noi, benchè leggi poste dal Creatore, accanto a leggi benefiche, rappresentano chiaramente, agli occhi della fede, una natura decaduta dalla condizione edenica, come castigo del peccato (Gen 3, 17-19). Teilhard sembra non tener conto di questo fatto testimoniato dalla Bibbia.

Le sofferenze della vita presente e l’ostilità della natura nei nostri confronti non sono momenti necessari al procedere dell’evoluzione, non sono semplici occasioni per portarla avanti, ma sono conseguenze del peccato originale ed anche dei nostri peccati, che servono ad unirci alla croce redentiva di Cristo.

Uno potrebbe chiedere: ma se Teilhard è stato così severamente censurato, come mai Papa Francesco lo ha ricordato in toni così elogiativi? La risposta non è difficile, basta leggere le parole del famoso Gesuita, davanti alle quali non possiamo non restare commossi, per cui ci viene spontaneo il pensiero che ora in paradiso possa godere del frutto delle sue fatiche, libero dalle voci maligne, che lo hanno fatto soffrire.

Che contributo teologico può dare oggi Teilhard de Chardin? Esso consiste nello sviluppare la cristologia e l’ecclesiologia nel loro orientamento escatologico, in una visuale che incoraggia a progredire con fervore sulle vie del Regno di Dio, mossi dalla grazia e dallo Spirito Santo.

 

Immagini da Internet: Teilhard de Chardin

20 settembre, 2023

Il valore universale del battesimo

 

Il valore universale del battesimo

Oggi abbiamo compreso che la grazia della salvezza va più lontano

di quanto pensavamo in passato

Il sito L’ancora online del 12 settembre scorso riporta le seguenti parole di Raphael Schutz, Ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede:

«In un’emozionante cerimonia tenutasi il 10 settembre nel loro villaggio natale di Markowa, in Polonia, Jozef e Wiktoria Ulma e i loro sette figli sono stati beatificati, riconoscendo così il loro grande atto umano di protezione verso gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, un atto che costò loro tragicamente la vita. La beatificazione arriva 28 anni dopo il riconoscimento dei coniugi Ulma come giusti tra le nazioni nel 1995 da parte dello “Yad Vashem”, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah a Gerusalemme».

Papa Francesco, intervenendo all’Angelus, ha elogiato l’eroismo della famiglia Ulma:

«Questa famiglia polacca, che rappresentò un raggio di luce nell’oscurità della seconda guerra mondiale, sia per tutti noi un modello da imitare nello slancio del bene e nel servizio di chi è nel bisogno». 

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L’idea inaudita del Santo Padre di beatificare un bambino ucciso ancora nel seno della madre, essa pure beatificata, è la conferma pontificia della scoperta fatta di recente dalla Chiesa che i bambini che muoiono senza battesimo non vanno nel limbo, come per lungo tempo ha creduto una certa opinione teologica, ma vanno in paradiso.

Immagine da: https://www.causesanti.va/it/santi-e-beati/jozef-e-wiktoria-ulma-e-sette-figli.html

Così, mentre comprendiamo come nella vicenda umana ultraterrena i beati si distinguono dai dannati, perchè qui gioca la scelta di ognuno, perché qui c’è chi dice di sì e chi dice di no, nel mondo degli embrioni e dei bambini morti nati o non nati, tutti vanno in paradiso, perché Dio li dispensa da una scelta che senza loro colpa non sono in grado di fare, perché tutti vuol salvare.

Quindi vediamo come, se da una parte nella storia il diavolo suscita forme di crudeltà sempre più odiose per esempio col moltiplicarsi degli aborti, la misericordia divina dall’altra parte opera prodigi sempre più grandi mandando in paradiso coloro che un tempo pensavamo andassero nel limbo.

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19 settembre, 2023

Tutte le cose hanno lo stesso valore - Una proposta per evitare la sopraffazione ed attuare il rispetto del diverso

 

Tutte le cose hanno lo stesso valore

Una proposta per evitare la sopraffazione

ed attuare il rispetto del diverso

 

Se ciò che uno dice o pensa è l’essere,

di tutte le cose uno sarà il concetto, l’essere

Simplicio

 

Una buona esposizione dell’ecologia,

ma un malinteso senso dell’uguaglianza delle creature davanti a Dio

La teologa americana Elizabeth Johnson il 18 maggio scorso ha pubblicato sulla rivista America dei Gesuiti americani l’articolo What does it mean to believe in an ecological God? dedicato al tema della provvidenza divina e della nostra responsabilità nei confronti del creato, ossia del nostro dovere di rispettarlo, svilupparlo, conservarlo, proteggerlo ed utilizzarlo saggiamente e con amore, senza violentare, distruggere o sciupare o sperperare.

Nel detto articolo la Johnson si rifà all’enciclica del Santo Padre Laudato si’ illustrandone il valore. Essa al riguardo fa ottime osservazioni. Sottolinea con chiarezza la trascendenza di Dio Signore e creatore, del Dio «Altissimo», giusto e misericordioso, per cui la sua visione metafisica, di carattere egualitario, che essa presenta, appare, come vedremo, in contrasto con la sua dichiarata fede nella trascendenza di Dio su tutti gli enti del creato, a qualunque grado ontologico appartengano, dai sassi agli angeli.

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Elizabeth A. Johnson
 

L’istanza ecologistica della Johnson di una condotta umana rispettosa della natura e della vita animale e vegetale è giusta

Il Papa, nella sua predicazione in tema di ecologia, chiarisce bene che l’uomo non è affatto a livello della natura, ma creato ad immagine di Dio


La Johnson afferra certamente il valore della diversità, sulla quale anche il Papa insiste, come principio di comunione e fratellanza nella libertà. 

Ma la diversità non è un principio sufficiente per distinguere in modo essenziale e specifico le cose fra di loro. 

Occorre una gerarchizzazione, perché l’ente è gerarchico. 

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17 settembre, 2023

La sinodalità della Chiesa

 

La sinodalità della Chiesa

«Sinodo» significa «cammino-insieme» (syn-odos). La Chiesa è un popolo in cammino, a somiglianza di Israele nel deserto in cammino verso la terra promessa e dove il nostro Mosè è il Papa. Il Concilio Vaticano II ha molto sviluppato la dottrina del popolo di Dio, del laicato, del fatto che siamo tutti, in quanto battezzati, fratelli discepoli di un solo Maestro, nella diversità e varietà dei doni e delle qualità propri di ciascuno, del sacerdozio comune dei fedeli, della funzione profetica laicale e della spiritualità dei laici, delle associazioni e dei movimenti laicali, dei ministeri laicali, della chiamata universale alla santità, dei doni carismatici concessi ai laici, dello spazio dell’iniziativa laicale, della missione del laico nella Chiesa e nella società, della responsabilità di tutti di annunciare il Vangelo, della facoltà di rivolgere filiali osservazioni ai pastori per aiutarli a servire meglio il gregge. 

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Novità istituita dall’attuale Pontefice è il sinodo del popolo di Dio, che è quello attualmente in corso. Qui i Vescovi restano le guide le quali raccolgono le voci dei laici e dei religiosi, del popolo di Dio, delle organizzazioni ed associazioni laicali, i quali formulano voti e proposte, avanzano richieste, esprimono auspici e speranze, timori e preoccupazioni, formulano domande ai Vescovi e al Papa. È chiaro che anche qui l’ultima parola spetta al Papa, il quale segue i lavori tenendosi da parte e, terminati i lavori e letti i documenti finali, assume, accoglie, conferma, approva, sviluppa, disapprova, corregge, esclude, come ritiene meglio.

Sappiamo come da varie parti si siano espressi timori ed anche forti preoccupazioni per gli esiti di questo sinodo, paragonato da Roberto De Mattei all’Assemblea costituente francese del 1789, che portò alla Rivoluzione Francese. 

Ora però è grave confondere la Chiesa con l’ancien régime ed il manipolo dei modernisti con gli autori della Rivoluzione. Immaginarsi cose del genere vuol dire non sapere qual è la potenza della Chiesa contro le forze di Satana. Se Gesù ha detto «non praevalebunt», ci vogliamo credere sì o no?

 
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15 settembre, 2023

Il ministero del Confessore - Quarta Parte (4/4)

 Il ministero del Confessore

Quarta Parte (4/4) 

Lutero non nega la storicità dei dodici apostoli con a capo Pietro. Solo che tutto è finito lì. Secondo Lutero si è presa sì l’abitudine di dare a Pietro e agli apostoli dei successori, ma l’essenziale della volontà di Cristo non era questo. L’importante era che ci fosse la fedeltà al Vangelo; ma questa si poteva realizzare anche senza che fosse necessaria una catena di successori degli apostoli lungo tutto il corso della storia.

Anzi questo fatto, secondo Lutero, ha provocato nei Papi un progressivo aumento della propria considerazione e del proprio potere, fino ai suoi tempi, nei quali tale esorbitante pretesa nel Papa era diventata scandalosa, inaccettabile e antievangelica. 

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Bisogna ammettere che un aspetto buono della moderna prassi del Confessionale è dato dal fatto che i Confessori aggiornati sanno tener conto delle conoscenze della psicologia moderna, la quale meglio di quella del passato, di tendenza volontarista e rigorista, ci rivela quanto è oscuro il fondo della psiche umana e quanto forti sono i condizionamenti psichici, consci ed inconsci, nel bene come nel male, della nostra condotta morale. Ecco perché oggi c’è più misericordia che per il passato.

Ho preso in considerazione la questione della Confessione in chiave ecumenica. Essa dovrebbe esser messa a tema dei dialoghi ecumenici, ma ho l’impressione che non lo si faccia. Indubbiamente è un tema nel quale i nostri fratelli luterani dovrebbero recuperare i valori che Lutero respinse, ma nel contempo ho cercato di evidenziare che su questo punto Lutero avanzò anche istanze giuste, che sono state accolte dalla riforma della prassi promossa dal Concilio Vaticano II. Il problema è che oggi spesso si fa un ecumenismo che non corrisponde in pieno a quanto è chiesto dal Decreto Unitatis redintegratio. Esso infatti si muove su due linee: quella della verità e quella della carità.

La pratica della carità vale in tutti gli aspetti della vita cristiana e non solo nei nostri rapporti con i luterani. Ciò che invece qualifica e caratterizza l’attività ecumenica è la questione della verità, ossia il fatto, come dice il Decreto, della permanente esistenza, nella dottrina dei nostri fratelli, di «impedimenti che si oppongono alla piena comunione ecclesiastica» (n.3) e di «carenze» (ibid.). E il Concilio logicamente prosegue affermando che «tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio» - quindi anche i fratelli luterani - «bisogna che siano pienamente incorporati» (ibid.). E come questo si potrà ottenere? Nella carità reciproca e nel comune amore per la verità.

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14 settembre, 2023

Il ministero del Confessore - Terza Parte (3/4)

 

 Il ministero del Confessore

Terza Parte (3/4) 

Come fare per essere perdonato?

Lutero invece sentiva supremamente un bisogno irrefrenabile di certezza di essere perdonato, di essere gradito a Dio, di certezza di sapere che i suoi peccati erano perdonati, un bisogno di sentire la tenerezza di Dio, un desiderio certamente nobile e segno di un’anima religiosa; una prospettiva giusta ma in fin dei conti insufficiente, perché rischia di spingere il soggetto a ripiegarsi su se stesso con la conseguenza di abbracciare proprio quel pelagianesimo che, al seguito di Agostino,  volle combattere per tutta la vita, cadendo anzi nell’eccesso opposto di sottovalutare l’apporto del libero arbitrio e della ragione. Eppure egli, da buon occamista, non si accorse di lasciarsi sedurre dal pelagianesimo di Ockham, il quale aveva concepito il soprannaturale non come necessario alla figliolanza divina, ma come semplice volontà di Dio, il quale, se avesse voluto, poteva accordarci visione beatifica anche senza la grazia. 

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Finché infatti siamo quaggiù, a causa dell’inclinazione a peccare conseguente al peccato originale (la «concupiscenza»), spesso pecchiamo: ma non dobbiamo scoraggiarci perché ogni volta Dio è pronto a perdonarci.

Ora è vero che Dio può perdonarci direttamente, anche senza la Confessione; e siamo anche liberi di rifiutare un Confessore che non ci ama, non ci capisce e ci maltratta. Il Confessore dev’essere esigente, ma anche comprensivo. Ma niente e nessuno può giustificarci nel respingere il sacramento della penitenza come tale. Questa è stata l’eresia di Lutero. 

Occorre ricordare che Dio ha creato la natura umana fatta in un certo modo, cosicchè, per conservare quella identità, è necessario che essa abbia quelle caratteristiche e sia regolata da quelle date leggi, leggi universali, perché si tratta di doveri che vincolano tutti gli uomini, e che sono immutabili, altrimenti la natura cambierebbe l’uomo, per cui non sarebbe più uomo, ma un’altra cosa. Il fatto è purtroppo, come si sa, che Ockham non ammette la realtà degli universali, che per lui sono semplici astrazioni mentali. Da qui le conseguenze sono gravissime sia per quanto riguarda la teologia che l’antropologia e la morale.

Nel creato per Ockham non c’è niente di universale, necessario ed immutabile. Dio non ha doveri verso nessuno, non deve render conto a nessuno e non è legato a nessun patto con l’uomo

Bisogna osservare ad Ockham che la fedeltà di Dio ai patti non va considerata un porre limite alla sua libertà e alla sua onnipotenza. E neppure il fatto che Egli comandi solo il bene e non il male pone un limite alla sua onnipotenza. E neppure è un limite alla sua onnipotenza se è bene solo ciò che comanda. Nel contempo non bisogna dimenticare che Egli vuole una cosa in quanto è buona.


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13 settembre, 2023

Il ministero del Confessore - Seconda Parte (2/4)

 

Il ministero del Confessore

Seconda Parte (2/4) 
 

Dalla riforma del Confessionale alla riforma della Chiesa

Una domanda che ci poniamo è come dal problema del confessionale è sorta in Lutero l’idea di operare per la riforma della Chiesa. Egli allargò il suo sguardo dalla cattiva esperienza del confessionale alla situazione della Chiesa. Avvertì il problema dei cattivi pastori. Come in confessionale non aveva trovato conforto nel confessore, così notò che tanti fedeli erano mal guidati dai pastori, a cominciare dalla Curia Romana e dal Papa.

Papa Francesco afferma che Lutero nella sua volontà di riforma fu mosso da buone intenzioni. Infatti egli da giovane monaco insorse contro la mondanità, il lusso e l’abuso del potere ecclesiastico in Germania e a Roma e fu apprezzato anche da santi uomini. Ma all’inizio non pensò di mettere in discussione l’istituzione divina del sacerdozio. Con tono profetico si scagliò contro i pastori che sfruttano le pecore e pascono se stessi per richiamarli al loro dovere, non per negare legittimità al loro ufficio. 

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Peccando, la nostra volontà si torce e si inclina al peccato, in modo tale che da sola non riesce a riaddrizzarsi, a convertirsi al bene: occorre che sia il divino Motore della nostra volontà, Dio stesso, a raddrizzarla riorientandola al bene e liberandola dalla colpa. Inoltre, per la Bibbia col peccato è come se l’uomo precipitasse in una fossa, dalla quale non riesce più a venir fuori: occorre una forza divina. Ebbene, il sacerdote, in forza del suo ministero, partecipa di questa forza e in tal senso il confessore ha il potere di rimettere i peccati.

La grazia del perdono divino lava l’anima e la purifica dal peccato. Il peccatore resta peccatore nel senso che conserva la concupiscenza; ma nel momento in cui si confessa, è purificato, salvo poi a ricadere successivamente; ma ha sempre la possibilità di rialzarsi ogni volta che cade.

Ora noi non siamo davanti a Dio un sacco di rifiuti, per quanto peccatori, ma siamo immagini di Dio. Non siamo un nulla, ma un qualcosa, anche se è vero che Egli ci ha tratti dal nulla.

Esiste un sano interesse personale; esiste anche un sano amore di sé. Questo sano amore di sé è la misura in base alla quale dobbiamo amare il prossimo; si dà anche una sana confidenza nelle proprie forze, un sano contare su se stessi, perché siamo creati ad immagine di Dio.

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12 settembre, 2023

Il ministero del Confessore - Prima Parte (1/4)

 

Il ministero del Confessore

Prima Parte (1/4)

Ricevete lo Spirito Santo;

a chi rimetterete i peccati saranno rimessi

e a chi non li rimetterete,

resteranno non rimessi 

Gv 20,22-23

Una grave questione che affligge la Chiesa di oggi è quella dell’identità del sacerdote e per conseguenza del Vescovo e del Papa, evidentemente sacerdoti anch’essi.  Ciò tira in ballo le due funzioni essenziali del sacerdote, dir Messa e confessare. Che senso hanno queste pratiche? Sono ancora attuali? E il sacerdote chi è? A che cosa serve? Non ha fatto bene Lutero ad abolire sacerdote, confessione e Messa?

Tanto più che nelle attività ecumeniche non pare che capiti mai che cattolici esortino i fratelli luterani a recuperare questi valori, mentre quello che si nota, quando non si tratta di cattolici che abbandonano la fede in quei valori, è la tendenza in molti a intendere quei valori in modo deformato, che li assimila a ciò che Lutero ha messo al loro posto: il ministero della Parola, lo studio della Scrittura, la memoria della Cena del Signore, la preghiera, la condivisione fraterna, le opere assistenziali.

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Avviene inoltre che il penitente non considera la Confessione come un cammino di purificazione, di correzione, di guarigione, di penitenza, di liberazione, ma come una piacevole occasione per raccontare al Confessore i propri fatti a partire dalla confessione precedente. Come si è giunti a questo punto? Colpa del Concilio? Niente affatto: colpa dei modernisti che hanno falsificato l’insegnamento del Concilio, influenzati dal buonismo e dal perdonismo luterano.

È vero che si può pregustare a momenti la vita futura, ma solo in mezzo alle tribolazioni sopportate per amore di Cristo e dei fratelli. Se però nella sventura io non trovo questa possibilità di trasformarla in espiazione dei miei peccati, come faccio a continuare a credere che Dio mi sta usando misericordia? Dovrò pensare che questa sventura non viene fa Dio. Da dove viene, allora? Dalla natura? Ma la natura è creata e governata da Dio! D’altra parte, misericordia vuol dir sollievo; sventura vuol dire abbattimento. Un abbattimento sollievo? È un assurdo.

Il misericordismo si aggroviglia in un’inestricabile contraddizione. Per il cristiano autentico, invece, la sventura è effettivamente segno della misericordia divina, ma in che senso? Nel senso che il cristiano vi legge l’occasione per fruire di quella misericordia che consiste nel poter espiare in Cristo i propri peccati. E allora vediamo che se non accettiamo il dovere di espiare i peccati, ci mettiamo in un labirinto dal quale non riusciamo a venir fuori, salvo fare come Nietzsche, il quale diceva che bisogna danzare nell’inferno.

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06 settembre, 2023

Commento alla Lettera del Santo Padre a Mons. Fernandez

 Commento alla Lettera del Santo Padre a Mons. Fernandez

Per capire che cosa il Papa si aspetta

 dal Dicastero per la Dottrina della Fede

Come sappiamo, il Santo Padre ha di recente inviato a Mons. Victor Manuel Fernandez, nuovo Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, una Lettera in spagnolo, della quale diamo qui una traduzione, per dagli l’orientamento da seguire nel delicato ufficio che il Prelato si accinge ad assumere.

Il testo è di grande importanza perché rivela la mente del Sommo Pontefice riguardante il servizio che dovrà svolgere il nuovo Prefetto in un campo, quale quello della custodia, della difesa e della diffusione della Dottrina della Fede, un campo d’azione dove egli dovrà svolgere un’opera di stretta collaborazione con la missione dottrinale del Papa, così che possiamo senz’altro dire che la sua autorità come rappresentante del Papa supererà quella di qualunque altra autorità dottrinale nella Chiesa, seconda solo all’autorità del Papa. 

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mons. Víctor Manuel Fernández




02 settembre, 2023

Il gusto del labirinto - Non il desiderio di arrivare a una meta, ma il gusto di girare su se stessi - Seconda Parte (2/2)

 

 Il gusto del labirinto

Non il desiderio di arrivare a una meta,

ma il gusto di girare su se stessi

 

Seconda Parte (2/2)

Tutta la storia della presenza di noi Domenicani a Fontanellato è legata all’azione dei Sanvitale a nostro favore, a cominciare dalla fondazione del convento nel 1512. In occasione delle soppressioni napoleoniche i Sanvitale non approvarono affatto la rapina napoleonica, ma, cessata la bufera, il Conte Stefano Sanvitale s’interessò per far tornare i Domenicani, i quali s’insediarono nel 1823 in un conventino nel piazzale della Chiesa, convento che fu successivamente sostituito negli anni ’50-‘60 del secolo scorso dal ben più grande convento di tre piani dove attualmente risiediamo.

La famiglia Sanvitale dette prelati alla Chiesa, persino un Vescovo di Parma. Ebbe sempre cura a che il popolo di Fontanellato, prima suo feudo e poi contea nel sec. XV, fruisse sempre di un adeguata assistenza religiosa. Segno cospicuo di ciò fu il gesto del conte Giberto Sanvitale, che nel sec. XV fece erigere la chiesa parrocchiale di Santa Croce, tuttora esistente e regolarmente officiata. E il popolo corrispose sempre a queste cure, progredendo nella vita civile e crescendo nella fede cristiana, e mai osando alcuna disobbedienza o ribellione al suo Signore. 

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I Domenicani furono chiamati a Fontanellato dalla Contessa Veronica da Correggio, madre di Galeazzo Sanvitale nel 1511 poco dopo la morte del marito, conte Giacomo Antonio Sanvitale. L’11 febbraio 1512 iniziò così la costruzione del nuovo conventino, che fu ubicato presso un piccolo oratorio dedicato a San Giuseppe. 

 

Non ho nulla contro la sua prodigiosa opera, che costituisce certamente un vanto e un importante polo di attrazione per Fontanellato, espressione di alta cultura e indubbio motivo per Fontanellato di vantaggi turistici e anche economici per l’ambiente. Non ho niente contro il labirinto in quanto gioco ed esercizio di avvedutezza e perspicacia nel movimento fisico.

Ribadisco però la mia convinzione di vedere nei due fenomeni Santuario e Labirinto due simboli estremamente significativi di due opposti stili di vita tra i quali tutti dobbiamo scegliere

Curiosa questa compresenza in un medesimo paesino come tanti altri. Il Santuario era da cinque secoli assistito dalla Madonna. Questa nuova presenza del Labirinto è una tranquilla aggiunta a una vita cittadina colta e vivace o è una sfida? Anche il Labirinto è protetto dalla Madonna?

Immagini da Internet: Santuario e Labirinto, Fontanellato (PR)

01 settembre, 2023

Il gusto del labirinto - Non il desiderio di arrivare a una meta, ma il gusto di girare su se stessi - Prima Parte (1/2)

 

 Il gusto del labirinto

Non il desiderio di arrivare a una meta,

ma il gusto di girare su se stessi

Prima Parte (1/2)

Un curioso accostamento

 A pochi chilometri da Fontanellato, dove io risiedo come membro della Comunità domenicana che gestisce il Santuario della Madonna del Rosario, esiste lo stupendo Labirinto della Masone, una grandiosa struttura costruita con 300.000 piante di bambù, estesa su di una superficie di sette ettari ospitante il più grande labirinto del mondo inaugurato nel 2015.

Corre voce che ormai tantissimi vanno a Fontanellato non più per visitare lo splendido Santuario seicentesco,  ricco di opere d’arte, e contemplare la bellissima immagine della Vergine Regina del Rosario, per invocare come pellegrini la Madonna, ristorare la propria coscienza nel sacramento della Penitenza, ascoltare una parola di sapienza dai Religiosi domenicani, acquistare ricordini, ricevere una benedizione o un esorcismo, consegnare un ex-voto per grazia ricevuta, ma per vedere il bellissimo labirinto, dove si organizzano eventi di vario genere, come mostre d’arte ed incontri culturali, con la presenza di un ottimo ristorante.

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Come è noto. l’immagine e il gioco del labirinto ha origine dal famoso mito di Arianna, la quale dette a Teseo, addentrantesi nel labirinto, un filo stringendo il quale Teseo avrebbe potuto uscire dal labirinto.

Quello che non appare nel mito greco, benché non estraneo allo scetticismo greco e al bisogno greco di indipendenza, è il gusto del labirinto.

Passare tutta la vita nel labirinto della vita è il gusto di coloro ai quali piace l’incertezza, per i quali nulla è da prendere sul serio … Questa impostazione di vita è rappresentata benissimo dal mito del labirinto e del Minotauro, che ha ispirato nei secoli moltissime composizioni e rielaborazioni poetiche e letterarie. Questo ci dice quanto il mito del labirinto è il simbolo indovinato per rappresentare una condizione di spirito e uno stile di vita che a tutti noi non può non destare la nostra attenzione, vuoi per vedere nel labirinto un pasticcio deliberatamente voluto, vuoi per vedervi un destino ineluttabile, vuoi per vedervi una sfida e l’occasione per mostrare la nostra destrezza nel liberarci dalle difficoltà.

Immagini da Internet:
- Teseo e Arianna, Bernardino Malpizzi
- Rocca Sanvitale, Fontanelalto

30 agosto, 2023

Il concetto di Dio da Kant a Feuerbach - Da Dio come idea della ragione a Dio come alienazione della ragione - Quinta Parte (5/5)

 Il concetto di Dio da Kant a Feuerbach

Da Dio come idea della ragione a Dio come alienazione della ragione

 
 Quinta Parte (5/5)

L’ateismo di Feuerbach

Feuerbach, come Hegel, distingue il materiale dallo spirituale, solo che per lui il reale primario ed originario non è lo spirito, ma la materia. Abbiamo una ripresa di Democrito e di Epicuro contro il platonismo di Hegel, benché Hegel apprezzasse anche Eraclito, il che implica materialismo.  

Hegel connette lo spirituale all’ideale, ma nel contempo lo spirito è il reale; è la vera sostanza, è la vera essenza; è il Soggetto, è l’Idea, è l’essere. Ma è essere come divenire, come storia, come mondo, come uomo e così vediamo che l’idealismo hegeliano non è come quello platonico, schifiltoso e guardingo nei confronti dei sensi, del corpo, delle passioni e della materia. D’altra parte per Hegel, come sappiamo bene, l’ideale (razionale) coincide col reale, per cui nasce uno spiritualismo materialista. Non è difficile allora cavar fuori da questo spiritualismo un materialismo spiritualista. Ed è quello che fece Feuerbach.

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Per Feuerbach l’essenza dell’uomo è l’essenza di Dio. Gli attributi divini sono gli attributi dell’uomo. Naturalmente questa identificazione dell’essenza umana con quella divina, non significa che l’uomo sia onnipotente come Dio, ma ciò non porta Feuerbach a rinunciare al suo panteismo perché in ogni caso per lui l’uomo resta onnipotente se non in senso effettivo, almeno in senso ottativo.

La gnoseologia di Feuerbach è realista; conosciamo le cose materiali che sono fuori di noi. Oggetto del sapere è il mondo materiale, è la natura, è l’uomo stesso in quanto sostanza sensibile ed amabile, perché l’uomo è fatto per l’uomo, così come uomo e donna sono fatti l’uno per l’altra.

L’ateismo più seducente ed intelligente è indubbiamente quello di Feuerbach, di tipo umanistico, affettivo, solidaristico e dialettico, che sarà ripreso da Marx. È l’ateismo che deriva direttamente dal panteismo hegeliano. È un ateismo chiaro e dichiarato, a differenza della perplessità nella quale ci lasciano Husserl, Heidegger o Severino.

Immagina da Internet: Ludwig Feuerbach