Arte e natura
Rapporto interumano e rapporto con la natura
Prima Parte (1/5)
Omnia disposuisti in numero, pondere et mensura
Sap 11,20
Tre gravi problemi
Una questione complessa, difficile e oggi molto sentita, che pone in gioco il nostro rapporto con Dio, col prossimo e col mondo, è quella di trovare alla luce del rapporto con Dio e della sua legge, illuminati dai valori dello spirito e, per i credenti, alla luce della fede cristiana, il collegamento fra tre grandi aree dell’esistenza, fra tre grandi orizzonti della nostra vita e della nostra azione, fra tre grandi valori: primo, il rapporto interumano; secondo, il rapporto con le macchine e le opere d’arte che costruiamo e terzo, il rapporto col mondo fisico. Come ordinare questi tre mondi fra di loro? Qual è il principale? Qual è il principio che li governa nel loro insieme? Qual è il principio dal quale sorgono assieme? Possono essere regolati da un’unica norma morale? Come risolvere i conflitti fra di loro?
Lo sterminato mondo materiale che ci circonda, la nostra terra con tutto ciò che contiene, con le sue utilità e le sue calamità, e l’universo astrale con le sue enormi impressionanti energie, le sue distanze immense e le sue dimensioni gigantesche, è ciò che chiamiamo la «natura», da distinguere dalla natura umana o essenza dell’uomo, la quale è alla base della legge morale naturale, che regola i nostri rapporti con noi stessi, col prossimo, con Dio, col mondo fisico e con i prodotti del nostro lavoro, dell’arte, della tecnica e della poesia, legge morale che è distinta dalle leggi fisiche o naturali del mondo fisico, che ci circonda e del quale col nostro corpo facciamo parte, mondo che abbraccia noi stessi come soggetti materiali, il regno dei minerali, dei vegetali e degli animali, nonché tutti i prodotti materiali dell’arte e della tecnica umane.
Spirito e materia
La tematica e la problematica dello spirito e della materia percorrono tutta la storia del pensiero, della vita, delle idee, delle civiltà e delle religioni ed oggi sono più che mai attuali nel vano tentativo di eliminare questa insopprimibile dualità falsamente chiamata «dualismo», per creare un’unità che è solo confusione e peggiore dualismo.
La parola spirito evoca etimologicamente, come si sa, l’idea del soffio vitale, del respiro e del vento, a simboleggiare la vita, il pensiero, la libertà, l’azione, l’amore. La materia, dal greco meter, da cui il latino mater, è la madre che ci genera, ci accoglie, ci protegge, ci sostiene, sulla quale ci appoggiamo, la sub-stantia, il supporto, il sub-jectum, ciò che soggiace, sta sotto e su cui poggiamo. Aristotle la chiamava ypokèimenon.
Su questa tematica esiste un antichissimo ed universale contrasto fra noi. Ad alcuni lo spirito sembra vuotaggine e cumulo di parole; per altri lo spirito è tutto e tutto si risolve nello spirito. Ad alcuni la materia ripugna, pare una cosa vana o spregevole; per altri è una pericolosa seduttrice, per altri è sorgente di inganno. Ad altri viceversa la materia sembra tutta la realtà e l’origine anche dello spirito. Ad essi sembrano sufficienti i beni e i piaceri materiali.
Ad ogni modo secondo il dato di ragione e di esperienza e il dettato della stessa rivelazione cristiana il mondo creato da Dio comporta due generi fondamentali di creature: il cielo e la terra, i visibilia e gli invisibilia, i corpi e gli spiriti, le sostanze materiali e le sostanze spirituali.
Scopritore dello spirito nell’antica Grecia è stato Anassagora con la sua intuizione dell’intelletto (nus), che «è separato per poter comandare». Fu ripreso da Aristotele con ammirazione e citato più volte da San Tommaso. Lo spirito domina la materia, quella che San Paolo chiama «carne» e nel contempo la valorizza.
Sapere che cosa è la sostanza materiale è di facile comprensione, giacchè cade sotto i sensi di ognuno. Il dubitare che essa esista come fece Cartesio o il risolverla nell’essere pensata come fece Berkeley o il dichiararne inconoscibile l’essenza come fece Kant sono controsensi che qualunque uomo sano di mente rifiuta.
Difficile invece è dimostrare l’esistenza e la natura dello spirito. Difficile è coglierlo come sostanza, perché lo si identifica facilmente con i suoi prodotti, i pensieri e le idee, oppure lo si considera un derivato dalla materia, una materia più sottile, ma pur sempre materia.
La cosa importante allora da capire al riguardo è, chiarita la diversa natura dell’ente spirituale da quello corporeo, saper comprendere la superiorità, il maggior valore, la maggiore consistenza, la maggiore entità e perfezione della sostanza spirituale rispetto a quella materiale. Perché questo? Perché la causa prima e il creatore di tutte le cose, visibili e invisibili, Dio, evidentemente al di sopra di tutte le cose per la sua infinita perfezione, è purissimo spirito.
Allora si capisce, come ci insegna la metafisica[1], che se la creatura è sintesi di atto e potenza, Dio è puro atto d’essere; se nella creatura l’essere inerisce a un soggetto, Dio è essere sussistente; se la creatura è composta di sostanza e accidenti, Dio è pura sostanza; se nella creatura l’essenza è distinta dall’essere, in Dio sono la stessa cosa; se la creatura materiale è composta di materia e forma, Dio purissimo spirito è pura forma.
Non bisogna confondere il concetto di atto (atto primo) con quello di azione (atto secondo). L’atto è l’atto dell’essere. Mette in gioco l’essenza e l’intelletto. L’azione è emanazione dell’ente in atto. È opera della volontà. In Dio atto e azione coincidono come coincidono l’essere e l’agire. Dio è essere, intelletto e volontà sussistenti. L’atto del quale parla Giovanni Gentile, da cui prende nome il suo cosiddetto «attualismo», non è l’atto d’essere, l’actus essendi di San Tommaso, ricavabile da Es 3,14, ma è azione, è atto del pensare.
Nell’orizzonte della distinzione fra spirito e materia si pone la distinzione del pensiero dall’essere, considerando l’essere materiale. Ma essa si pone anche nell’orizzonte dell’essere come tale, tenendo presente che mentre il pensiero è essere spirituale intenzionale o ideale o di ragione, l’essere è qui l’essere reale extra animam, materiale e spirituale, visibile e invisibile. Il pensare appartiene allo spirito o alla persona e la contraddistingue dai gradi inferiori ontologici viventi e non viventi.
L’essere qui si riferisce all’oggetto del pensare, che può essere intramentale, essere di coscienza, ente logico, prodotto dall’uomo, oppure fuori dell’intelletto e della coscienza, essere reale creato da Dio. Soltanto in Dio essere e pensiero s’identificano perché Egli è Essere sussistente e Pensiero sussistente.
L’azione materiale è particolare, parziale, superficiale, ottusa, cancellabile, esterna, spaziotemporale, accidentale, contingente, misurabile e quantificabile, comincia e finisce. L’azione materiale naturale è di per sé sempre buona, perché obbedisce alle leggi che Dio ha posto in essa.
Invece l’azione dello spirito come tale non è solo quella di una sostanza, ma quella di una persona, quindi un ente dotato di intelletto e volontà. È un’azione libera, che può essere santa e può essere malvagia. Essa è penetrante, pervasiva, comprensiva, circoscrivente, inglobante, profonda, immutabile, universale, durevole, sovratemporale e sovraspaziale. Essa è riflessa e immanente allo stesso agente, esce da lui in lui e torna a lui. È la coscienza e l’autocoscienza. È permanente e incancellabile.
Se poi lo spirito è sapiente, come dice la Bibbia, è un’azione «intelligente, santa, unica, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, tersa, inoffensiva, amante del bene, acuta, libera, benefica, amica dell’uomo, stabile, sicura, senz’affanni, onnipotente, onniveggente. … È il più agile di tutti i moti, per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa» (Sap 7, 22-24).
L’azione delle forze della natura, l’ordine meraviglioso dell’azione reciproca delle cose materiali, il ripetersi fisso e stabile dei fenomeni naturali secondo rapporti quantitativi misurabili, razionali ed esprimibili in formule matematiche ci conduce certamente a pensare all’esistenza di una mente ordinatrice e finalizzatrice, una causa motrice, efficiente e produttiva. Ma ciò che ci fa scoprire veramente Dio e quindi lo Spirito assoluto ed infinito sono i fenomeni del nostro spirito, il linguaggio, il pensiero, la coscienza del dovere, gli atti della libertà, i gesti dell’amore, la nostra capacità artistica e creativa.
Tutto ciò vuol dire capire il primato della persona, dell’idea, del pensiero, della coscienza, dell’intelletto, della ragione e della volontà sulla materia, sulla corporeità e sulla natura fisica, capire quindi il primato della persona, e della legge morale sulle leggi del mondo fisico, che alcuni chiamano «leggi fisiche o di natura» e in ultima analisi il primato di Dio sull’universo che Egli ha creato, conserva e governa.
L’intelletto divino, o mente divina, purissimo essere, purissima persona, purissima sostanza, e purissimo spirito, è l’ideatore tanto della forma che della materia. Egli intende quindi sia l’una che l’altra, intende sia la potenza che l’atto. Per Lui è intellegibile sia lo spirito che la materia. E tutto ciò perché Egli attua la sua idea dello spirito e della materia facendoli esistere, dando ad essi l’essere, facendoli passare dal non-essere all’essere, dalla possibilità alla realtà, producendo il loro essere, ossia creandolo dal nulla.
L’attività vitale propria della persona è un’attività immateriale, immanente, interiore, spirituale, sovratemporale e sovraspaziale, cognitiva, intellettuale, razionale, volontaria, libera, rappresentativa, intenzionale, ideativa, concettualizzatrice, giudicativa, sillogistica, calcolatrice.
Nella persona umana, composta di anima e corpo, quindi nell’animale razionale, l’anima spirituale emana da sé l’attività psichica, neurologica, istintiva, sensitiva, vegetativa, transitiva, esterna, spaziotemporale, motrice, fisica.
Per spiegare l’esistenza della materia soggetto della forma occorre la pura forma, ossia il puro spirito, occorre la persona, ossia un ente la cui essenza sia l’atto d’essere. Questo ente personale, immateriale, immutabile, pura forma e puro essere è Dio.
La materia è ciò che può essere attuato dalla forma, è ciò che riceve la forma, è ciò che è formato dalla forma, è ciò che sussiste sotto la forma, il soggetto della forma, è ciò di cui è fatta la sostanza sensibile. La materia è potenza passiva; la forma è potenza attiva. La passione suppone la materia; la forma è il principio dell’azione.
La materia è creata da Dio dal nulla perché non ha in se stessa l’essere sufficiente per esistere, dato che non è atto d’essere, ma un semplice poter essere. Ora perché un poter essere passi all’essere, occorre un ente in atto d’essere che lo faccia passare dal poter essere all’essere. Questo ente è la forma. Tuttavia non basta una forma del composto di materia e forma, perché questa forma causa solo il divenire o il moto o il mutamento o la trasformazione della materia. Occorre una forma che sia non solo forma dell’essenza, ma anche dell’essere. E questa forma è Dio.
Lo spirito è infinitamente più saldo, potente, ampio, pervasivo e attivo della materia. Certo per noi, enti corporei, la materia è il paradigma della realtà. Ma a riflettere bene, lo spirito è immagine del divino. Esso richiama alla totalità, alla trasparenza, all’infinità, alla perfezione, all’unità, all’assoluto.
La materia è legata alla potenzialità, alla generazione, alla particolarità, al mutamento, all’effimero, alla corruzione, alla dipendenza, alla fragilità, alla finitezza, all’impenetrabilità, all’inerzia. Essa causa solo il divenire e il moto. Invece solo lo spirito può causare l’essere. Solo lo spirito in Dio può essere puro atto d’essere, puro essere sussistente, pura coincidenza di essenza ed essere, e pura sostanza.
Il materiale è tridimensionale. Lo spirito non ha dimensioni, se non in senso metaforico, intensivo e remissivo. Lo spirito non ha quantità; la materia è misurata dalla quantità. Nel piccolo e nel grande materiali si scende e si sale senza fermarsi mai. I confini dell’universo non si raggiungono mai e non ha mai termine la scoperta di particelle elementari sempre più piccole. La scienza conosce nell’universo delle distanze sempre più grandi e delle vicinanze sempre più strette senza fermarsi mai. L’universo è finito in quanto è creato, ma nell’indagarlo non si finisce mai. Il numero delle stelle, delle galassie, degli angeli, degli uomini e dei viventi qual è? Lo sa solo Dio che li ha creati.
Così si parla in senso metaforico di un grande spirito o di uno spirito meschino. Certamente lo spirito angelico è superiore a quello umano, ma solo nella perfezione dell’essere. Lo spirito è una forma semplice. Il materiale ha una forma estesa, la figura. Il materiale è composto, lo spirto è semplice. Il materiale è un tutto composto di parti: è un intero. Lo spirito è un tutto unico e semplice. Non esistono elementi ultimi della materia dell’universo, come i mattoni di una casa. Non esistono neppure elementi puntuali, ossia il punto metafisico, come credeva Leibniz, che qui confondeva l’immaginazione matematica, legata alla quantità materiale, con la metafisica.
La monade leibniziana è un’invenzione dell’immaginazione di Leibniz. Il punto è un’entità matematica senza dimensioni. Non ha dimensioni non allo stesso modo col quale lo spirito non ha dimensioni. Infatti lo spirito non ha dimensioni perché non è materiale. Ma il punto non ha dimensioni semplicemente perché è all’origine immaginativamente delle tre dimensioni dello spazio, della lunghezza, dell’altezza e della larghezza o profondità.
Infatti nell’immaginazione dal punto tirando una linea retta abbiamo la lunghezza, aggiungendo un’altra linea retta ad angolo retto con la prima otteniamo la superficie ovvero la larghezza. Innalzando dal punto una terza linea perpendicolare alle altre due, otteniamo l’altezza e quindi il solido. È vero che anche dello spirito si dice che ha una visione lineare, lungimirante. superficiale, ampia, larga, alta, spaziosa, solida, profonda. Ma evidentemente si tratta di espressioni metaforiche o analogiche che vanno superate affinchè entri in funzione il solo intelletto al di là dell’immaginazione.
Occorre pertanto distinguere le dimensioni geometriche da quelle reali. Un conto è il triangolo dell’automobilista e un conto il triangolo del geometra; un conto è una sfera di bronzo e un conto è la sfera del geometra; un conto l’infinito matematico e un conto l’infinito reale.
Fine Prima Parte (1/5)
P. Giovanni Cavalcoli
Fontanellato, 29 settembre 2026
La cosa fondamentale per orientarsi in questa complessa situazione indicata dal titolo di questo articolo e per poter trovare l’ordine e l’armonia tra i suddetti mondi è l’aver chiaro il primato dello spirituale sul materiale, capire il potere che lo spirito ha sulla materia, capire che è lo spirito che domina sulla materia e che precede nell’esistenza della materia, capire che è lo spirito a dar forma, legge e ordine alla materia.
La cosa importante allora da capire al riguardo è, chiarita la diversa natura dell’ente spirituale da quello corporeo, saper comprendere la superiorità, il maggior valore, la maggiore consistenza, la maggiore entità e perfezione della sostanza spirituale rispetto a quella materiale. Perché questo? Perché la causa prima e il creatore di tutte le cose, visibili e invisibili, Dio, evidentemente al di sopra di tutte le cose per la sua infinita perfezione, è purissimo spirito.
Allora si capisce, come ci insegna la metafisica, che se la creatura è sintesi di atto e potenza, Dio è puro atto d’essere; se nella creatura l’essere inerisce a un soggetto, Dio è essere sussistente; se la creatura è composta di sostanza e accidenti, Dio è pura sostanza; se nella creatura l’essenza è distinta dall’essere, in Dio sono la stessa cosa; se la creatura materiale è composta di materia e forma, Dio purissimo spirito è pura forma.
Non bisogna
confondere il concetto di atto (atto primo) con quello di azione (atto secondo).
L’atto è l’atto dell’essere. Mette in gioco l’essenza e l’intelletto. L’azione
è emanazione dell’ente in atto. È opera della volontà. In Dio atto e azione
coincidono come coincidono l’essere e l’agire. Dio è essere, intelletto e
volontà sussistenti. L’atto del quale parla Giovanni Gentile, da cui prende
nome il suo cosiddetto «attualismo», non è l’atto d’essere, l’actus essendi di
San Tommaso, ricavabile da Es 3,14, ma è azione, è atto del pensare.
Nell’orizzonte della distinzione fra spirito e materia si pone la distinzione del pensiero dall’essere, considerando l’essere materiale. Ma essa si pone anche nell’orizzonte dell’essere come tale, tenendo presente che mentre il pensiero è essere spirituale intenzionale o ideale o di ragione, l’essere è qui l’essere reale extra animam, materiale e spirituale, visibile e invisibile. Il pensare appartiene allo spirito o alla persona e la contraddistingue dai gradi inferiori ontologici viventi e non viventi.
Immagini da Internet:
- Dio Creatore tra Angeli, di Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone, a Cortemaggiore (Piacenza)
[1] Vedi per esempio le famose XXIV Tesi tomiste approvate da San Pio X per gli studi ecclesiastici.

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