Predicare oggi
Seconda Parte (2/4)
La questione dell’eresia e della predicazione antieretica
da Innocenzo III a San Paolo VI
ovvero
dal Concilio Lateranense IV del 1215 al Concilio Vaticano II
Successe però alla fine del sec. XII che in Francia nacque un movimento ereticale, quello dei catari, semplici laici, i quali, respingendo la predicazione vescovile e i dogmi cristiani, impiegavano uomini e donne nella predicazione di un culto teo-satanico e di una condotta morale rigorista e ad un tempo dissoluta sotto pretesto della libertà spirituale.
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Bisogna distinguere nella predicazione la catechesi dalla predicazione apostolica. La prima è ufficio dei laici, dei genitori, dei missionari, dei parroci e della scuola. La seconda è riservata ai Vescovi. Nella prima il laico, mosso dallo Spirito, prende l’iniziativa del parlare. Nella seconda il predicatore, Vescovo o presbitero o diacono, predica per mandato del Vescovo o del Papa. San Tommaso chiama missio a Deo il mandato al laico, la quale fonda il parlare cristiano del laico, e missio a Praelato il mandato che la predicazione riceve dal Vecovo.
Successe però alla fine del sec. XII che in Francia nacque un movimento ereticale, quello dei catari, semplici laici, i quali, respingendo la predicazione vescovile e i dogmi cristiani, impiegavano uomini e donne nella predicazione di un culto teo-satanico e di una condotta morale rigorista e ad un tempo dissoluta sotto pretesto della libertà spirituale.
Questo fenomeno preoccupante dette occasione a Innocenzo III di precisare in che cosa consiste la predicazione cristiana e a chi spetta, senza ovviamente negare la previa funzione della catechesi laica familiare, scolastica e parrocchiale. Egli però esortava nel contempo i Vescovi, considerata l’emergenza gravissima data dal fenomeno cataro, a farsi aiutare nella predicazione da chierici di loro fiducia.
Confrontando le disposizioni del Concilio Lateranense IV con quelle del Vaticano II relative alla confutazione delle eresie, troviamo una notevolissima differenza: mentre il Lateranense dedica un capitolo intero, il terzo, delle sue Costituzioni, alla figura dell’«eretico», dando delle disposizioni su come predicare agli eretici e sulla necessità di «sterminare gli eretici», il Vaticano II non usa neppure una volta il termine «eresia» e su questo argomento è evasivo, impreciso, generico, privo di mordente, trascurando quasi tutti i passi neotestamentari che io ho avuto cura di citare, perché sono essenziali per avere una visione completa della natura, delle forme, degli attori, dei ministri, delle finalità, dei modi, dei metodi, dei mezzi e dei destinatari della predicazione cristiana a tutti i livelli.
Il Frate domenicano è il primo Religioso nella storia della Chiesa a ricevere la qualifica di «predicatore» come qualifica che designa la finalità dell’Istituto. Certamente anche prima che sorgesse l’Ordine domenicano, esistevano altri Istituti o Famiglie religiose che praticavano la predicazione, ma ciò avveniva solo occasionalmente, non in forza della finalità propria e istituzionale dell’Istituto, che era un’altra.

