10 ottobre, 2026

La predicazione ecclesiale oggi - Prima Parte (1/2)

 

La predicazione ecclesiale oggi

Prima Parte (1/2)

 

Un aumento vertiginoso dei documenti pastorali

Il Concilio Vaticano II ha prodotto una gran quantità di documenti, come mai era successo in tutta la storia della Chiesa grazie non solo alle aumentate conoscenze teologiche da essa raggiunte in quegli anni, ma anche al numero molto maggiore di Vescovi partecipanti, e a causa della quantità di argomenti da trattare e della molto maggiore facilità delle comunicazioni e dei mezzi di trasporto. All’epoca del Vaticano I non si potevano nemmeno immaginare Vescovi provenienti in aereo dall’Australia o dall’Argentina o dal Sud Africa.

Tale straordinaria esperienza collettiva di comunicazione alla Chiesa e al mondo ha riempito di entusiasmo i Papi e i Vescovi del postconcilio creando in loro, a quanto sembra, il desiderio e la volontà di mantenere anche in seguito quasi programmaticamente questo stile di predicazione collettiva o sinodale, come se si trattasse di una forma nuova, più evangelica, della predicazione ecclesiale ed apostolica.

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Bisogna che la pastorale sia organizzata in modo che ogni comune fedele, fino ai fanciulli e ai giovani, sappia quanto è necessario per raggiungere la salvezza. Dev’essere organizzata e fatta in modo che tutti possano comprendere il linguaggio cristiano, possano apprendere le verità di fede e siano difesi dai pericoli contro la fede. I fedeli devono esser ben forniti e difesi, ma non invasi da una massa enorme di documenti che aumentano di giorno in giorno senza peraltro affrontare e risolvere le questioni più gravi ed angoscianti e sventare le insidie più pericolose.

L’ufficio proprio, preziosissimo ed insostituibile del Papa è quello di porsi in alto, come dice San Gregorio Magno, che vedremo sotto, ad un livello contenutistico superiore al livello del Vescovo o del parroco, e trattando le grandi questioni che interessano o affliggono la Chiesa e che solo il Papa può risolvere con autorità ed efficacia, in particolare i casi di eresie diffuse, che facilmente giungono alle orecchie dei fedeli per mezzo dei potenti mass media.

Perché obbligare i teologi a fare quello che dovrebbero fare il Papa, la Santa Sede e i Vescovi? Non sarebbe meglio che queste eresie propalate con grande abilità ai quattro venti fossero segnalate, confutate e corrette dal Papa o da un Dicastero romano o dalla Conferenza episcopale o dal Vescovo?

Ritengo pertanto che non sia necessario, e che anzi sia controproducente o quantomeno inutile che i comuni fedeli, i Vescovi, i parroci, i formatori religiosi, gli educatori, i maestri cattolici, i catechisti e i missionari si trovino davanti quasi quotidianamente ad una continua abbondantissima produzione, da parte del Papa o della Santa Sede o dei Sinodi ecclesiali, di lunghi documenti dove vengono ripetute cose indubbiamente valide e importanti, ma tutto sommato già note alla maggioranza e da essa accolte, e dove invece i cattolici fedeli alla Chiesa desidererebbero da parte delle autorità, aiuti, interventi e chiarimenti circa fatti, eventi, iniziative, idee, comportamenti di personaggi noti e meno noti, laici o ecclesiastici, che nella Chiesa fanno sorgere divisioni o provocano scandali o turbamento, o chiederebbero all’autorità correzioni, purtroppo mancanti, nei confronti degli errori e delle eresie di questi personaggi.

Immagini da: Incontro con i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali, in occasione del decimo anniversario di “Amoris laetitia” https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/10/7/anniversario-amoris-laetitia.html

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