20 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Terza Parte (3/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Terza Parte (3/5)


Il pensiero di Faggin

Il noto scienziato-ingegnere, che ha dato un contributo essenziale alla costruzione dell’IA, Federico Faggin, nota che la coscienza è un fenomeno originario e irriducibile, associato agli stati puri dei campi quantistici. Egli inoltre fà presente con chiarezza che un computer o un sistema di intelligenza artificiale elaborano solo simboli privi di significato interiore (semantica); perciò, non potranno mai essere coscienti.

1) Per Faggin l'esperienza soggettiva, i sentimenti e il libero arbitrio sono reali quanto la materia, che rappresenta soltanto il linguaggio simbolico esteriore di una realtà interiore spirituale.

Osservo col dire che la materia non «rappresenta soltanto il linguaggio simbolico esteriore di una realtà interiore spirituale». Il nostro spirito può certamente esprimersi in modo materiale e in tal noi possiamo parlare e comunicare. Ma propriamente non possiamo dire che l’IA ci parli, in quanto la parola espressa in un linguaggio orale o scritto è l’espressione di un soggetto spirituale. Tuttavia è vero che il linguaggio dell’IA è effettivamente il linguaggio simbolico esteriore di una realtà interiore spirituale, che è quello della persona che ha inserito i dati informatici nel computer. 

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Alla maniera di Kant, Faggin considera l’oggetto del conoscere come una sintesi del dato oggettivo con la forma o informazione che, secondo lui, la nostra coscienza conferirebbe al dato. Quando dice quindi che «il dato non è tutto» intende dire che non è l’oggetto completo del conoscere, perchè gli manca la forma, che secondo lui gliela daremmo noi. Ciò che egli chiama «profondamente umano» è appunto la forma a priori del dato, come direbbe Kant, forma che giacendo nell’intelletto o nella coscienza prima del contatto sperimentale col dato, ossia con l’oggetto, appare effettivamente profondamente umana.

Il dominio tecnico e di possesso dell’uomo sulla natura è possibile perché la natura è strutturata da Dio in modo razionale, così che l’uomo, una volta imparato come essa funziona, può ottenere da lei ciò che vuole, perché essa è costante nell’osservare le sue leggi. In tal modo l’uomo, osservando queste leggi, come già diceva Galileo, la può dominare. Può da essa, grazie ad una sua trasformazione dovuta al lavoro, ricavare dei beni, soprattutto i beni economici, che possono essere utilizzati dai singoli e dalla società per soddisfare ai loro bisogni.

L’attività umana di dominio sulla natura, a seguito del peccato originale, da spontanea, infallibile, facile e gioiosa, è diventata pesante, penosa, pericolosa, ingrata e faticosa – il termine «lavoro» viene dal latino «labor», che vuol dire fatica, travaglio, sforzo. Ciò non ha impedito che l’essenziale dell’attività umana nei confronti della natura sia rimasto salvo nei suoi vari aspetti: la tecnica, l’arte e la poesia.

 

A seguito del peccato originale l’uomo si trova in conflitto con la natura ed essa gli è ostile. È interessante come questa esigenza di riconciliazione dell’uomo con la natura è presente anche nel pensiero di Marx, che a questo riguardo ha due felici espressioni: «umanizzazione della natura» e «naturalizzazione dell’uomo». Per la futura società comunista Marx sembra ispirarsi all’escatologismo biblico della pace universale: si avrà una società senza classi e in pieno accordo dell’uomo con la natura. Il che vuol dire che per Marx il meccanismo dialettico hegeliano, con la sua caratteristica conflittualità, vale solo per il presente, ma cesserà con l’avvento della società comunista per aver adempiuto alla sua funzione conciliatrice. 

 Immagini da Internet:

- Il rilievo degli scribi (Antico Egitto), Museo Archeologico nazionale di Firenze
- Elettricisti, di Viktor Efimovich Popkov

 


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