21 ottobre, 2026

Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Quarta Parte (4/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Quarta Parte (4/5)


L‘arte e la poesia

Come Dio nel creare produce dal nulla un’infinità di forme diverse, così l’uomo, qui pensiamo all’artista e al poeta, ha una natura tale, per la quale gli individui di questa natura posseggono ciascuno una propria inventiva e un proprio modo di produrre, uno stile proprio, originale, diversificato ed irripetibile, di esprimersi e di produrre opere di pensiero ed opere d’arte e di poesia, utilizzando ed ordinando di proprio gusto e di proprio genio, certi elementi della natura con i quali si sentono in sintonia o che a loro suggeriscono o ispirano l’opera stessa che poi essi producono.

Maritain distingue giustamente l’arte dalla poesia. Tratta dell’arte in Art et scolastique commentando la definizione data da San Tommaso, recta ratio factibilium, il giusto criterio delle opere fattibili. Tratta della poesia in alcune opere.

Per San Tommaso, l’artista, che allora era chiamato «artefice» (artifex) è un soggetto che agisce a somiglianza dell’agire della natura. In tal senso Aristotele diceva che l’arte imita la natura, quindi non nel senso che alcuni gli attribuiscono, secondo il quale l’artista dovrebbe limitarsi a a copiare le cose della natura. Dice infatti Tommaso: «come la cosa fisica agisce per mezzo della sua forma, così l’artefice agisce per mezzo dell’intelletto e della volontà».

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/arte-e-natura-rapporto-interumano-e_0984802311.html

Il sorgere della riflessione sul proprio io e sulle proprie capacità produttive nel campo del pensiero e dell’azione in rapporto alla natura, iniziato col Rinascimento italiano, e sviluppato da Lutero e da Cartesio, ha condotto l’umanità nei secoli successivi a prender sempre maggior coscienza della natura e dello scopo dell’operare artistico, poetico e tecnico, cioè delle possibilità delle quali l’uomo dispone nell’utilizzare, modificare e perfezionare la natura sia per soddisfare ai suoi bisogni – ecco la tecnica – e sia per soddisfare il suo gusto estetico  - ecco le belle arti -.

Il bello, come spiega San Tommaso, ha propriamente a che fare col vedere; è ciò che piace al vedersi. Il piacere riguarda l’affetto, e quindi il bello coinvolge anche la volontà e l’affetto. Ora, oggetto della volontà è il bene. Quindi il bello è buono. Se però piace al vedersi esso riguarda l’intelletto, cui oggetto è il vero. Dunque il bello è anche il vero. Da qui vediamo che il vero, il buono e il bello sono connessi fra di loro e si richiamano l’un l’altro. La scoperta e l’apprezzamento di questi tre valori, come ci insegna Platone, dipende dalla collaborazione reciproca dell’intelletto e della volontà.

Oggi apprendiamo comodamente e immediatamente dal computer un’infinità di notizie utilissime e culturalmente formative che in passato occorreva cercare nelle biblioteche spesso con fatica e dispendio di tempo e denaro. Oggi col computer facciamo lezioni e conferenze che si diffondono nel mondo stando davanti al computer senza bisogno di prendere l’areo per andare in Australia o in Nuova Zelanda.

È comunque evidente che non possiamo attenderci dal computer e dall’IA le manifestazioni del cuore, delle quali ho parlato sopra e che noi non possiamo aprire il nostro cuore al computer o all’IA. È qui che percepiamo l’infinita differenza, pur nelle analogie impressionanti, fra la persona umana e la macchina, fra il comportamento etico o l’agire morale da una parte e la tecnica, il lavoro, l’arte e la poesia dall’altra.

L’IA è un semplice recettore, calcolatore, memorizzatore, informatore e produttore meccanico e automatico. Non possiamo prenderlo come consigliere in questioni morali, come guida spirituale o come potenziatore della nostra personalità. Non esiste e non può esistere nulla al di là dell’umano fissato da Dio come natura umana, che possiamo ottenere noi con l’uso della più raffinata tecnica. Sarebbe, questa, una prospettiva, magari inconsapevole, di operazione magica. L’unica via per superare l’umano è quella indicata da Cristo: diventare, con la sua grazia, figli di Dio. Il vero transumanesimo o sopraumanesimo non è l’empia stoltezza di Nietzsche, ma è l’umanesimo cristiano.

Immagini da Internet:
- Dettaglio di Las Meninas, autoritratto di Diego Velázquez
- Saturno vista da Titano, del 1944, di Chesley Bonestell

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