Arte e natura. Rapporto interumano e rapporto con la natura - Quinta Parte (5/5)

 

Arte e natura

Rapporto interumano e rapporto con la natura

 Quinta Parte (5/5)

 

Passando adesso alla considerazione del dominio tecnico e lavorativo della natura, è bene che partiamo da alcune premesse metafisiche. Diciamo allora che l’ente naturale infraumano è certo un ente contingente, perché non ha in sé la necessità del suo esistere. Non esiste necessariamente. Tuttavia i moti della sua natura non sono liberi, ma necessitati ad un solo termine (determinatio ad unum).

Cioè l’ente fisico subumano, quando agisce non opera come noi una scelta fra diverse possibilità, cioè ciò che fa non è contingente, essere così o non essere così, ma non può non essere così, cioè è necessario.

Questo fatto per noi è molto comodo perché consente di utilizzare con sicurezza per i nostri fini e bisogni i fenomeni della natura. È evidente infatti che se non sapessimo in anticipo come andranno le cose, se non sapessimo che posta una condizione certamente otterremo quell’effetto, come la natura potrebbe servirci per la nostra esistenza?

Indubbiamente in molti casi, soprattutto nell’indagine odierna della micromateria, capita che i nostri strumenti di indagine sono inadeguati, per cui ci accorgiamo che la loro azione non ci consente di conoscere il fenomeno così come vorremmo; per cui possiamo averne una conoscenza solo probabile e quindi sapere solo con probabilità se e come esso si ripeterà o no.  Possiamo ottenere solo un risultato statistico.

Ma Dio stesso, creatore del fenomeno e delle sue leggi, sa benissimo come vanno le cose.  Per questo, Einstein disse giustamente che «Dio non gioca a dadi». Il fenomeno ci appare indeterminato perché la conoscenza che ne abbiamo è confusa e indeterminata e per questo incerta. Esso come fenomeno fisico è in se stesso ben determinato. Siamo noi che noi riusciamo ad averne una conoscenza determinata, che ci consenta di formularne la legge che ci permetta successivamente di utilizzarlo per gli scopi della tecnica.

Questo è il vero senso del famoso principio di indeterminazione di Heisenberg, che non c’entra nulla con una supposta indeterminazione intrinseca del fenomeno fisico e nulla ha a che vedere con la falsa idea di origine kantiana che saremmo noi stessi con la nostra attività conoscitiva a influire sulla natura della realtà esterna fisica.

Un conto infatti è l’attività dei nostri strumenti materiali di indagine e un conto è la nostra attività intellettuale rappresentativa della realtà. Ovviamente finchè ci troviamo in questa situazione di incertezza non possiamo costruire nessun artefatto.

Occorre pertanto dire che la costruzione dell’IA, dei cellulari, dei tablet e dei computer è resa possibile proprio perché a livello della microfisica, la cosiddetta fisica quantistica, noi possiamo sapere con certezza come vanno le cose e quindi anche a questo livello possiamo conoscere senza alcuna indeterminazione o incertezza ma con precisione le leggi fisiche matematicamente formulabili, in base alle quali ottenere dalla natura i vantaggi che vogliamo ottenere.

In forza di queste leggi, formulabili in modo matematico, la natura si comporta sempre allo stesso modo, sicchè, una volta conosciuto questo comportamento, poste da noi le condizioni per il suo verificarsi, siamo certi che ciò avverrà e di fatti avviene.

 Questo modo fisso, calcolabile, quantificabile, misurabile, formulabile matematicamente, sempre uguale e immutabile della natura dei moti e dei fenomeni naturali secondo il principio di causa efficiente e finale per cui gli effetti sono ben determinati e sempre gli stessi, costituisce il determinismo della natura. È l’esistenza di questo determinismo che ci consente di conoscere scientificamente la natura per ricavare da essa i prodotti della tecnica.

In questo modo siamo in grado di prevedere con certezza un evento naturale futuro. Qui la natura è fedele e obbediente, non ci tradisce e non ci delude mai.  Ma, come diceva Galileo, per poterle comandare, occorre che noi per primi conosciamo le sue leggi evi obbediamo. Una volta conosciute queste leggi, possiamo ottenere dalla natura degli effetti e dei vantaggi che essa da sola non ci dà. 

I nostri bisogni umani sono l’istruzione, l’alimentazione, l’abitazione, la comunicazione, gli spostamenti, la cura della salute, il perfezionamento della nostra condotta morale. Utilizzando le leggi di natura possiamo costruire dei mezzi o strumenti materiali, prodotti dal nostro ingegno, per soddisfare a questi bisogni ed attuare questi fini. Sono i prodotti del lavoro, della tecnica, dell’arte della poesia.

 

Dalla macchina cinematica alla macchina elettronica

La macchina in generale è un congegno artificiale unitario ed ordinato, ideato e costruito dall’uomo, di elementi materiali, stabilmente connessi tra di loro sotto la direzione di un principio motore, corrispondente al fine o scopo che il costruttore si è proposto nella costruzione della macchina, ossia la produzione di un effetto utile o vantaggioso per la vita dell’uomo.

La macchina più semplice è la macchina cinematica, la cui invenzione risale all’antichità. Essa utilizza la contrapposizione di forze naturali e funziona sotto l’azione della forza umana, come la leva o la carrucola o la forza atmosferica, come il mulino.

Nel secolo XIX hanno cominciato a funzionare macchine alimentate da energie fisiche elettriche o elettromagnetiche, come la macchina a raggi Rӧntgen o il radar. A metà del secolo scorso sono state inventate le macchine elettroniche, alimentate dall’energia atomica o elettronica.

Il progresso tecnologico si propone di costruire macchine che da una parte aiutino o migliorino o sostituiscano per quanto è possibile il lavoro umano, come per esempio i robot nelle fabbriche, gli apparecchi diagnostici o curativi in medicina, i droni nelle forze armate, le macchine agricole o le macchine ai caselli delle autostrade o alle stazioni ferroviarie o nei servizi bancari e dall’altra favoriscano e velocizzino le comunicazioni e i trasporti e i trasferimenti.

Le macchine di più recente invenzione hanno un funzionamento sempre più simile a quello dell’agire umano e per questo esse vertono sulla comunicazione e la recezione del pensiero, riguardano l’informazione e la formazione culturale, la stimolazione etica, l’attività economica, politica, artistica e lavorativa,  le relazioni sociali e la regolazione della condotta umana fino alla stessa attività religiosa.

Si capisce allora qui come queste prestazioni, che sono quelle, come abbiamo già capito, dell’IA, necessitino di essere oggetto dei più prudenti uso, attenzione e regolazione da parte dei singoli, ma soprattutto delle autorità civili e religiose deputate alla custodia e alla promozione di una sana e serena convivenza umana.

 

Una macchina non può pensare

Fin dall’antichità un sogno dell’uomo è stato quello di poter produrre delle statue parlanti. L’Apocalisse preannuncia l’edificazione di una statua oggetto di adorazione idolatrica, che avrà il potere di parlare (Ap 13,15). La Cabala dà norme per la costruzione del cosiddetto Golem[1], una statua parlante e operante prodigi, risultante dall’impressione del nome Jahvè nella fronte di un pupazzo d‘argilla. Giordano Bruno[2] era convinto che i sacerdoti dell’antico Egitto erano capaci di costruire statue parlanti.

Ancora nel sec. XVII John Locke ritiene che sia possibile che la materia possa pensare. John Berkeley, in forza del suo principio esse est percipi, per cui la materia si risolve nell’essere pensata, evidentemente dava spazio, rovesciando il principio, alla possibilità che la materia pensasse.

Chi identifica la materia con lo spirito, facilmente può identificare lo spirito con la materia. Del resto, le antropologie materialiste moderne, come il marxismo, il freudismo, il positivismo e il darwinismo non hanno nessuna difficoltà a sostenere che il pensiero non è effetto di un’anima spirituale, ma del cervello.

 La macchina che evidentemente fa sorgere l’idea di una macchina pensante è naturalmente l’IA, che è quella macchina che maggiormente imita i procedimenti umani dell’intendere, del riflettere, dell’aver coscienza, del concettualizzare, del giudicare, del valutare, del ragionare, del dimostrare, del parlare. E difatti i procedimenti elettromagnetici del computer imitano i procedimenti elettromagnetici cerebrali che costituiscono la base neurologica materiale dell’attività razionale e sillogistica.

Il sillogismo, atto di per sè spirituale può esser rappresentato nello spazio geometricamente come l’internarsi di tre cerchi concentrici, sicchè la conclusione del raziocinio, in materie dove regni l’univocità dei concetti,  può essere calcolata e determinata matematicamente in modo meccanico, come già aveva capito Leibniz, che in ciò può essere considerato un precursore dell’IA.

Invece le nozioni analogiche che non si prestano a una catalogazione matematica univoca possono essere registrare solo come fossero univoche, per cui non possono esplicare la loro peculiarità semantica diversificata e pluralizzante. Per esempio il computer può darci i diversi gradi della vita, ma non è capace di capire l’analogicità della nozione della vita.  Questo non toglie che non sappia riprodurci perfettamente la famosa sentenza di Sap 13,5, dove si dice che si dimostra l’esistenza di Dio per analogia con le cose di questo mondo.

Il sillogismo e l’operazione tecnica, benchè in se stessi siano atti dello spirito, hanno nell’uomo una base e un’espressione materiali. Il sillogismo, che è di per sé un atto interiore della ragione, ha una base nei dinamismi cerebrali e un’espressione materiale nel libro e nel computer.  L’operazione tecnica, che di per sé è un atto della virtù dell’arte, ha il suo sbocco materiale e il suo effetto esterno nella costruzione o produzione fisica del libro e del computer.

Bisogna fare attenzione a non confondere queste due attività accessibili al potere dell’uomo. Il primo potere è proprio della natura umana. Il secondo l’uomo lo acquista mediante un patto col diavolo.  La confusione dipende dal conferire all’uomo un potere che appartiene solo a Dio e quindi produrre opere che solo Dio può produrre.  Il presupposto antropologico di questa dottrina è la concezione dell’uomo come soggetto capace di acquistare un potere teurgico non accogliendo la grazia divina, ma mediante una creatura superiore, nella fattispecie il demonio, eventualmente nell’immagine del dio pagano.

 

Il funzionamento dell’IA rispetto all’utente

L’intelligenza artificiale dimostra la capacità oggi raggiunta dall’uomo di operare a livello di dimensioni enormemente piccole della materia utilizzando le energie elettroniche che da esse si sprigionano così da ottenere da esse il funzionamento della macchina atto ad eseguire ordini o a dare risposte.

Naturalmente non è che la macchina intende intellettualmente il contenuto intellegibile del messaggio che riceve, ma registra lo scritto che le viene impresso traducendo i segni grafici in stimolatori dei meccanismi elettronici che provocano la produzione e la traduzione della risposta in segni grafici intellegibili dall’utente.

In altre parole, la detta registrazione provoca un procedimento meccanico di opportuno contatto con gli scritti e i dati già presenti nella macchina, un contatto tale che spinge la macchina all’esecuzione del comando ricevuto o a rispondere al quesito richiesto.

 

Quadro delle principali attività lavorativo-produttive umane

 

Quadro delle principali attività lavorativo-produttive umane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HOMO FABER            

 

A)

Artista

 

1)Arte bella

I. Parola

Poeta

Narratore

II. Vista

Pittore

Scultore

Fotografo

Cineasta

Attore teatrale

Danzatore

III. udito

Musicista

Oratore

 IV. Gusto

Cuoco

  V. Odorato

Profumiere

 VI. Tatto

Lottatore

VII. Moto

Atleta

 

2)Arte utile

a) Edilizia:

. mentale

Logico

Matematico

 

. materiale

Ingegnere

Architetto

b) Marziale

Militare

c) Amministrativa

Economista

d) Utensilistica

Tecnico

e) Ambientalistica

Ecologista

B)

Professionista

 

Opera utile

 

a) Intellettuale

Storico

Scienziato

Insegnante

Scrittore

Informatore

Avvocato

Governatore

b) Medico

 

c) Chirurgo

d) Commerciante

e)Operatore ecologico

1) Agricoltore

2) Estrattore

f) Industriale

 

g) Operaio

 

 

P. Giovanni Cavalcoli

Fontanellato, 29 settembre 2026

Indubbiamente in molti casi, soprattutto nell’indagine odierna della micromateria, capita che i nostri strumenti di indagine sono inadeguati, per cui ci accorgiamo che la loro azione non ci consente di conoscere il fenomeno così come vorremmo; per cui possiamo averne una conoscenza solo probabile e quindi sapere solo con probabilità se e come esso si ripeterà o no.  Possiamo ottenere solo un risultato statistico. 

Ma Dio stesso, creatore del fenomeno e delle sue leggi, sa benissimo come vanno le cose.  Per questo, Einstein disse giustamente che «Dio non gioca a dadi». Il fenomeno ci appare indeterminato perché la conoscenza che ne abbiamo è confusa e indeterminata e per questo incerta. Esso come fenomeno fisico è in se stesso ben determinato. Siamo noi che noi riusciamo ad averne una conoscenza determinata, che ci consenta di formularne la legge che ci permetta successivamente di utilizzarlo per gli scopi della tecnica.

Questo è il vero senso del famoso principio di indeterminazione di Heisenberg, che non c’entra nulla con una supposta indeterminazione intrinseca del fenomeno fisico e nulla ha a che vedere con la falsa idea di origine kantiana che saremmo noi stessi con la nostra attività conoscitiva a influire sulla natura della realtà esterna fisica.

La costruzione dell’IA, dei cellulari, dei tablet e dei computer è resa possibile proprio perché a livello della microfisica, la cosiddetta fisica quantistica, noi possiamo sapere con certezza come vanno le cose e quindi anche a questo livello possiamo conoscere senza alcuna indeterminazione o incertezza ma con precisione le leggi fisiche matematicamente formulabili, in base alle quali ottenere dalla natura i vantaggi che vogliamo ottenere.

Le macchine di più recente invenzione hanno un funzionamento sempre più simile a quello dell’agire umano e per questo esse vertono sulla comunicazione e la recezione del pensiero, riguardano l’informazione e la formazione culturale, la stimolazione etica, l’attività economica, politica, artistica e lavorativa, le relazioni sociali e la regolazione della condotta umana fino alla stessa attività religiosa. Si capisce allora qui come queste prestazioni, che sono quelle, come abbiamo già capito, dell’IA, necessitino di essere oggetto dei più prudenti uso, attenzione e regolazione da parte dei singoli, ma soprattutto delle autorità civili e religiose deputate alla custodia e alla promozione di una sana e serena convivenza umana.

Chi identifica la materia con lo spirito, facilmente può identificare lo spirito con la materia. Del resto, le antropologie materialiste moderne, come il marxismo, il freudismo, il positivismo e il darwinismo non hanno nessuna difficoltà a sostenere che il pensiero non è effetto di un’anima spirituale, ma del cervello.

Immagini da Internet:
- Metafora del cilindro: un solido le cui proiezioni possono produrre le immagini di un cerchio o di un quadrato
- La terra e un satellite, Immagine Europa satellite
 

[1] Vedi Gershom Scholem, La Cabala, Edizioni Mediterranee, Roma 1992.

[2] Vedi Francis Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Edizioni Laterza, Bari 1992.

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