18 febbraio, 2023

Fisica moderna e teologia

 Fisica moderna e teologia

Pubblico con piacere queste conversazioni che ho avuto sulla mia pagina Facebook con il Professore Giovanni Castelli.

Cf. L’esperienza fisica e l’esperienza della Resurrezione di Cristo

https://padrecavalcoli.blogspot.com/2023/02/lesperienza-fisica-e-lesperienza-della.html

Le indagini sul microcosmo

 

Giovanni Castelli 14.2.23

Nella fisica la conoscenza della realtà fisica (conoscenza che non è né quella teologica né quella filosofica) è fatta attraverso gli esperimenti per trovare le sue leggi (cioè le relazioni matematiche fra gli enti fisici misurati) e indurre le teorie che matematicamente spiegano le leggi,

l’oggettività è data dal fatto che chiunque può fare gli stessi esperimenti e verificarli, anzi meglio se si riesce a dimostrare che non sempre una legge è vera (Popper).

 

Io mi esprimerei in questo modo: la scienza fisica si ottiene per mezzo di esperimenti finalizzati a scoprire le leggi fisiche, che vengono formulate in modo matematico.

Una volta che la legge viene formulata, chiunque applicando quella legge può ottenere sempre gli stessi risultati.

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Non siamo noi a determinare l’andamento della natura, ma la natura è già determinata da sé, come effetto della sapienza e potenza divine. Come dice la Bibbia:

“omnia disposuisti in numero, pondere et mensura” (Sap 11,21).


 
Non siamo noi, ma è Dio a dar leggi alla natura. A noi il compito di conoscerle ed applicarle

 
Immagini da Internet:
- Mosaici del Batttistero di Firenze

16 febbraio, 2023

Il dialogo con gli Ortodossi e il problema dei Cattolici che sono attirati dagli Ortodossi

 Il dialogo con gli Ortodossi e il problema dei Cattolici 

che sono attirati dagli Ortodossi

 

Ho il piacere di pubblicare una corrispondenza con il nostro Lettore Ross Poldark, circa la questione della differenza tra scisma, eresia e apostasia, con particolare riferimento alla situazione degli Ortodossi *.

Attualmente la guerra in Ucraina ha dato occasione perché potesse venire in luce una certa convergenza tra i Lefevriani e gli Ortodossi. Infatti, in questa drammatica situazione, ci siamo accorti che giocano fattori connessi con la situazione delle Chiese Ortodosse in Ucraina e in Russia e quindi col secolare contrasto in Ucraina tra Cattolici e Ortodossi. Ciò ha suscitato l’interesse dei Lefevriani, i quali in qualche modo si sono riconosciuti negli Ortodossi.

La loro mentalità infatti è simile, perchè nell’uno e nell’altro caso il progresso dottrinale viene visto come un ostacolo alla fedeltà alla Tradizione, in quanto non si riesce a comprendere che questo progresso non è altro che l’esplicitazione o la spiegazione di nozioni già acquisite.

 

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Un problema delicato è quello della famosa abolizione reciproca della scomunica tra San Paolo VI e il Patriarca Atenagora nel 1964

Questo evento è stato molto significativo e importante, come segnale di reciproca benevolenza e fratellanza nella comune fede cristiana. Questo episodio ha creato un clima di serenità ed amicizia, che è servito ad approfondire la comunione cristiana tra le due Chiese. 

Immagini da : CELEBRAZIONE DEI SECONDI VESPRI LVI SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI - 

Basilica di San Paolo fuori le Mura - Mercoledì, 25 gennaio 2023

https://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2023/documents/20230125-vespri-unitacristiani.html

14 febbraio, 2023

Il software del computer e del cervello umano

 Il software del computer e del cervello umano

Ho il piacere di pubblicare questa conversazione con Giovanni Castelli, che ha inviato in Facebook un commento al mio articolo sull’IA. 

 

Giovanni Castelli - febbraio 2023

 

Dal punto di vista tecnico-scientifico il termine intelligenza artificiale, per ora, non ha alcun senso (si veda il test di Turing).

Gli attuali computer sono quasi completamente deterministici, non perché non si possa realizzare macchine non deterministiche, ma perché, per gli usi che ne facciamo, debbono garantire un perfetto comportamento.

 

Caro Giovanni Castelli, rispondo al suo interessante intervento seguendo i punti che lei svolge.

Le faccio presente che le leggi fisiche sono per loro natura deterministiche. Questa caratteristica è quella che ci consente di utilizzare le forze della natura. Infatti la natura, seguendo queste leggi, agisce sempre allo stesso modo, in modo tale che noi, utilizzando queste leggi, siamo in grado di ottenere dalla natura ciò che desideriamo, perché siamo in grado di prevedere che cosa succederà, almeno date certe condizioni. Questo fatto è ciò che indusse Galileo a dire che noi possiamo comandare alla natura, a patto che le obbediamo. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-software-del-computer-e-del-cervello.html 

La distinzione tra l’attività del pensiero e l’attività della macchina è tale per cui una macchina, per quanto evoluta nell’imitazione della evoluzione del pensiero, resta sempre nelle sue prestazioni al di sotto della potenza del pensiero. E questo per il fatto che, mentre nell’attività del pensiero agisce lo spirito, la macchina è mossa soltanto dalle forze della materia.

 


D’altra parte le forze della materia sono infinitamente inferiori a quelle dello spirito e quindi non possono causare nulla nel mondo dello spirito.

Immagini da Internet

13 febbraio, 2023

L’esperienza fisica e l’esperienza della Resurrezione di Cristo

 L’esperienza fisica e l’esperienza della Resurrezione di Cristo

Ho il piacere di pubblicare questa conversazione, avviata sulla pagina Facebook, con il filosofo Giovanni Sarruso, conversazione che può interessare i Lettori, dato che si tratta di temi largamente sentiti dal pubblico e che pongono la questione di come noi conosciamo realtà in se stesse materiali, ma che, date le loro speciali condizioni, tali realtà non appaiono direttamente ai nostri sensi, ma, perché ciò avvenga, occorrono speciali mediazioni:

-       nel caso della fisica quantistica e della telematica abbiamo bisogno di apposite apparecchiature tecniche adatte alla ricerca e all’analisi, accompagnate da calcoli matematici;

-       nel caso delle apparizioni di Cristo Risorto, delle quali parlano i Vangeli, l’occhio umano in questa vita mortale necessità di un supplemento di potenza visiva, in modo tale da proporzionare i nostri sensi alla dignità escatologica dell’oggetto, ossia il Corpo di Cristo Risorto.


Prof. Giovanni Sarruso

Facebook - dal 13 gennaio al 9 febbraio 2023

 

Un mio amico ex docente di fisica mi ha informato circa il fatto che in base alla meccanica quantistica le particelle esistono solo in quanto osservate.

Ho replicato dicendo che in fondo non è una novità per i                filosofi.


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La natura ci offre delle occasioni per mettere in opera la nostra capacità creativa, per utilizzarla per il nostro bene, per ricavare da essa strumenti e mezzi per la nostra sussistenza e miglioramento della nostra vita, per ricavare da essa mezzi per la cura della nostra salute e la soddisfazione del nostro gusto per il bello e per il sublime. 

Assensione al cielo, Luca della Robbia

 L’essere percepito vuol dire che noi possiamo avere l’immagine mentale del reale, che esiste al di fuori della nostra mente. E questo reale può essere o materiale o spirituale.

Nelle apparizioni di Gesù Risorto bisogna distinguere due cose: il corpo del Signore e la sua Persona divina. 

Il corpo del Signore era il suo vero corpo e tuttavia era il corpo glorioso e cioè immortale.

 Immagini da Internet

12 febbraio, 2023

Entropia e Resurrezione dei corpi

 Entropia e Resurrezione dei corpi

Ho ricevuto da Don Vincenzo Sarracino una interessante lettera sulla questione del rapporto tra l’entropia e la futura resurrezione dei corpi, che è oggetto della fede cristiana.

Pensando di fare cosa gradita ai Lettori, presento qui la lettera di Don Vincenzo, alla quale fa seguito il mio commento.

Fontanellato 4 Febbraio 2023

Santa Caterina de Ricci O.P.

*******

Con la presente, desidero sottoporle una mia riflessione sulla nostra condizione umana all’interno del sistema Universo e sul mondo naturale condizionato e regolato dalla legge dell’entropia dedotta dal secondo principio della termodinamica ed il conseguente sorgere di un paradosso esistenziale che coinvolge non solo il genere umano ma l’intera creazione e la sua possibile soluzione in Cristo nostro salvatore e redentore. Una riflessione che si muove tra scienza e fede, filosofia della natura e Cristologia.

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Sappiamo che l’Universo, e tutto ciò che contiene e quindi anche il nostro mondo, così come lo conosciamo, non è eterno, la morte di tutto ciò che ci circonda è inevitabile, sappiamo con certezza che l’Universo sta già morendo.

Sorgono a questo punto spontaneamente alcune domande: perché se l’Universo contiene in sé, fin dalla sua genesi le chiavi e le leggi per la comparsa della vita e della vita intelligente allo stesso tempo, nel suo DNA questa vita è destinata a scomparire ben presto? A cosa sarebbe servito questo "sforzo evolutivo", questa delicata azione di fragili equilibri, se poi la vita è destinata a spegnersi?


L’evento di Cristo restituisce al creato e alle sue creature, in particolare all’uomo, quella integrità prevista da Dio nella creazione e compromessa dal peccato. 

Il brano che meglio ci fa comprendere la novità radicale inaugurata dalla risurrezione di Cristo è tratto dall’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 21,1-4):

“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più”.

Immagini da Internet

10 febbraio, 2023

Sulla questione della intelligenza artificiale

 Sulla questione della intelligenza artificiale

Gli idoli hanno le mani e non palpano

Sal 115,7

Una idea sbagliata fondata su di una filosofia sbagliata

Oggi è diventata cosa comune parlare di «intelligenza artificiale» per riferirsi ai servizi forniti dai meccanismi della telematica e dell’informatica, ma, volendo usare le parole nel loro giusto senso, non dovremmo parlare di intelligenza, ma di calcolo, che è ben altra cosa. L’intelligenza è affare del puro spirito; il calcolare non esclude certo l’atto dello spirito, ma si riferisce alla misurazione di semplici quantità, cioè realtà materiali, ben al di sotto della natura dell’intelletto e dei suoi più propri oggetti, che appartengono all’orizzonte dello spirito. Invece le operazioni di calcolo fatte dal computer o dal robot, per quanto razionalmente strutturate e funzionanti, sono meccanismi puramente fisici, anche se possono indirettamente essere finalizzati al soddisfacimento di bisogni spirituali.

Ma il problema è che sotto quell’espressione «intelligenza artificiale» può nascondersi un modo di intendere l’intelligenza, che la confonde col meccanismo della realtà materiale e allora si finisce o per degradare l’intelligenza al livello del senso o per confondere lo spirito con la materia. 

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La macchina non è una sostanza, ma un aggregato artificiale ed ordinato di sostanze o parti di sostanze fisiche tra di loro collegate dalla mente umana, secondo le leggi della meccanica razionale, avente una data stabile configurazione sensibile e quantitativa, finalizzato al compimento di un dato lavoro in soddisfacimento a bisogni materiali dell’uomo.


La macchina non si compone di anima e corpo, ma è semplicemente un aggregato artificialmente ordinato di corpi fisici fissi, in relazione ragionata fra di loro, tale da formare un tutto armonioso, le cui parti concorrono al conseguimento dello scopo della macchina, la cui unità non è un’unità di un’unica essenza o di una sostanza come nel caso del vivente organizzato ed unificato dall’anima, ma è l’unione di pezzi adatti gli uni agli altri per il conseguimento del fine della macchina.


Un computer non è capace di autocoscienza perché la materia non è capace di riflettere su se stessa; ma l’autocoscienza è un privilegio dello spirito. Lo spirito conosce l’essere, l’universale, la totalità, l’eterno, l’assoluto, l’infinito, Dio. Il computer non sa nulla di tutto questo, se non si tratta di notizie che noi stessi abbiamo inserito in esso. Noi conosciamo la giustizia e il peccato. Il computer non ha colpe o meriti, ma fa sempre il suo dovere obbedendo alle leggi della fisica. Noi possiamo vivere in grazia di Dio. Il computer è un ente solo naturale.

Immagini da Internet

08 febbraio, 2023

La falsa metafisica di George Berkeley - Terza Parte (3/3)

 La falsa metafisica di George Berkeley 

Terza Parte (3/3)

È così che Kant, pur ammettendo l’esistenza delle cose fuori del nostro spirito, sostiene che sperimentiamo queste cose, ossia questi corpi o sostanze materiali, non come cose in sé, ma come fenomeni:

«Il concetto trascendentale dei fenomeni nello spazio è un avvertimento critico, che in generale niente di quel che è intuìto nello spazio  è cosa in sé; e ancora che lo spazio non è una forma delle cose, la quale sia in qualche modo propria delle cose in se stesse; ma che gli oggetti in sé ci sono affatto ignoti e quelli che chiamiamo oggetti esterni, non sono altro che semplici rappresentazioni della nostra sensibilità, la cui forma è lo spazio, ma il cui vero correlato, la cosa in sé, rimane pertanto affatto sconosciuto e inconoscibile, né, del resto, nell’esperienza è mai questione di essa»[1].

In queste parole di Kant vediamo come egli nella conoscenza delle cose spaziotemporali, mette assieme contraddittoriamente il realismo con l’idealismo. Cede all’idealismo, ma non se la sente di arrivare fino in fondo. Continua a dar spazio alla cosa extramentale, anche se Kant prende da Berkeley la pretesa che la materia spaziotemporale della cosa non sia una materia reale, ma una materia pensata o, come si esprime Kant, pensa che la forma spaziotemporale del fenomeno non appartenga al fenomeno, ma sia data al fenomeno dall’intelletto, che la possiede a priori, mentre, contro Berkeley, conserva il principio realista che la materia della cosa esiste ed è fuori di noi. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-falsa-metafisica-di-george-berkeley_8.html

Kant riconosce che noi abbiamo esperienza di corpi o sostanze materiali esistenti fuori di noi; e tuttavia sostiene che noi non conosciamo queste cose come sono in se stesse, ma solo come ci appaiono in quanto fenomeni spaziotemporali, dove la materia del fenomeno ci è fornita dalla cosa mediante l’esperienza sensibile, mentre la nostra sensibilità dà la forma spaziotemporale al fenomeno.

Facciamo un esempio: una roulotte trasportata da un’auto in viaggio. In quanto cose in sé, l’essenza dell’auto e della roulotte mi sono ignote. Esse mi appaiono come fenomeni, ai quali i miei sensi danno la forma spaziotemporale

 

Il tempo e lo spazio, per Gentile in quanto molteplicità del dove e del quando, sono spazializzazione e temporalizzazione del pensare in atto, che è atto della Spirito e nel contempo atto mio e di noi tutti umanità. Atto di autopormi, anzi autocrearmi, autoporci ed autocrearci, ecco la famosa «autoctisi» di Gentile.

Lorenzo Lotto, La Sacra Famiglia

Gentile confonde il rapporto dell’uomo in generale con Dio col mistero dell’Incarnazione inteso peraltro non come unità della persona nella dualità delle nature, ma come unità di un concreto nella dualità di due astratti. Invece il mistero dell’Incarnazione comporta la dualità di due sostanze in un’unica sussistenza.

Gentile, quindi, oltre a vanificare le due nature per confonderle in una falsa sintesi, precorre l’antropologia buonista di Rahner, il quale pure confonde il rapporto dell’umanità di Cristo con Dio, rapporto evidentemente indissolubile, col rapporto degli altri uomini con Dio nella vita presente, i quali uomini, essendo peccatori, possono spezzare col peccato l’unione con Dio.


Immagini da Internet

07 febbraio, 2023

La falsa metafisica di George Berkeley - Seconda Parte (2/3)

 La falsa metafisica di George Berkeley 

Seconda Parte (2/3)

Il mistero della materia

La metafisica idealista nasce dalla pretesa del proprio io, cosciente della propria essenza spirituale, di essere il fondamento e il principio del mondo materiale esterno per il semplice fatto di possederne il concetto o l’idea. L’idealista dice: quello che a me sembra un mondo materiale che sta davanti a me, fuori di me e mi sembra indipendente da me e al di là di me, in realtà è prodotto del mio pensiero, è la realizzazione delle mie idee. Per questo l’idealista non riconosce che il mondo materiale ha una causa della sua esistenza, ma considera egli stesso come causa dell’esistenza del mondo e di se stesso come corpo.

Ora ciò viene a dire che l’idealista confonde lo spirito con la materia. Riducendo la materia a materia pensata, ossia la materia a pensiero, riduce per converso il pensiero a materia. L’idealista, che a tutta prima sembra così lontano dal materialista, in realtà è un criptomaterialista. Il fariseo nasconde un’anima di sadduceo. Hume non fa che mostrare l’anima sensista dello spiritualismo di Berkeley.

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Non c’è dubbio che la certezza che ci dà l’autocoscienza supera quella che di solito viene dai sensi. E tuttavia, la via sicura per arrivare alla scoperta della realtà spirituale, sia l’anima, siano gli angeli, sia Dio, siano i valori della grazia, della santità o della vita eterna, è l’applicazione del principio di causalità per ea quae facta sunt (Rm 1,20).

 

Diciamo dunque che lo spaziotempo è un accidente della sostanza materiale, nella sua attitudine al mutamento e nel suo estendersi delle parti al di fuori delle parti, nella sua incapacità di identificarsi intenzionalmente con l’altro di sé, di agire in modo immanente e vitale, di riflettere su se stessa o di entrare in se stessa o di tornare a se stessa, di essere trasparente a se stessa.

La sostanza materiale, il corpo, non possiede interiorità, è incapace di conoscenza, di coscienza e di autocoscienza, come ne è capace lo spirito. Nel suo agire non è libero come lo spirito, ma è necessitato da leggi fisiche. È esclusivamente proiettato all’esterno nello spazio e nel tempo. Un corpo al suo interno ha sempre lo spazio e il tempo. Non può essere assolutamente, come lo spirito, al di sopra dello spaziotempo, indipendente dallo spaziotempo, e quindi inesteso e immutabile, come lo spirito.

Immagini da Internet:
- Angelo, Basilica San Francesco, Assisi
- Giovane con canestro di frutta (particolare), Caravaggio

06 febbraio, 2023

La falsa metafisica di George Berkeley - Prima Parte (1/3)

 La falsa metafisica di George Berkeley

 Prima Parte (1/3)

Unus solus est verus Deus,

unum universorum principium:

creator omnium visibilium et invisibilium,

spiritualium et corporalium.

      Concilio Lateranense IV del 1215

 

Occorre discernimento in fatto di metafisica

La questione concernente la metafisica è sempre di attualità. Sono sempre ricorrenti le voci che negano valore alla metafisica. Molti pastori della Chiesa la ignorano sistematicamente, per non dire che la disprezzano. Essa continua ad essere materia di studio nei seminari. I Papi la raccomandano da secoli come aiuto alla teologia. In ambienti filosofici laici, per esempio un Severino o un Bontadini  si continua a parlarne, ma si vuole opporre una metafisica idealista a quella realista di S.Tommaso appoggiata dalla Chiesa.

Desidero qui ricordare un importante protagonista della storia della metafisica, il vescovo anglicano George Berkeley, la cui impostazione idealistica costituisce ancor oggi una tentazione e una fascinosa seduzione intellettuale che fa credere di elevarsi a vedute sublimi o geniali e di valorizzare la spiritualità cristiana e invece costituisce uno specioso inganno, che ci conduce ad un pensare egocentrico, ipocrita e sostanziato di sensualità. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/la-falsa-metafisica-di-george-berkeley.html

Ora, nel processo si sviluppo dell’idealismo che da Cartesio porta ad Hegel, George Berkeley svolge il ruolo di un’importante tappa intermedia, che da una parte esplicita il cogito cartesiano e dall’altra prepara l’io penso kantiano. Nel contempo Berkeley s’inserisce nella tradizione empiristica inglese che riduce l’intelletto al senso, il razionale all’irrazionale, la libertà all’arbitrio e la volontà all’emozione, per cui Berkeley esplicita il sensismo edonistico di Ockham e prepara quello di Hume.


 

Per Berkeley, senza pensiero, niente essere. Non l’essere presupposto al pensiero, ma è il pensiero ad essere il presupposto dell’essere. Non il pensiero fondato sull’essere, ma l’essere fondato sul pensiero. Non c’è un essere non pensato, ma l’essere è per essenza pensato, pena la sua non-esistenza. Siamo già in perfetto e completo idealismo, che attirerà l’approvazione di Gentile, il quale però accantonerà con compatimento tutte le idee religiose di Berkeley, per assumere solo il succo idealistico.

Immagini da Internet:
- George Berkeley
- Giovanni Gentile

04 febbraio, 2023

L’origine della conoscenza

 L’origine della conoscenza

Don Vincenzo Sarracino mi ha fatto giungere alcune sue considerazioni sul problema dell’origine psicologica della conoscenza umana.

Ho il piacere di pubblicare la lettera di Don Vincenzo, nella quale ho inserito tre mie osservazioni.


 Partendo da una prospettiva metafisica realista, la realtà è la fonte della conoscenza e fondamento del processo conoscitivo.

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 https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/lorigine-della-conoscenza.html


 

L’umana conoscenza, inizia con la percezione dell’intelletto, attraverso i sensi, degli enti

 

02 febbraio, 2023

Il Male - Parte Quinta (5/5)

 Il Male

Parte Quinta (5/5) 

          L’azione divina in vista della conversione è totale e incondizionata. Dio non solo aiuta con il concorso simultaneo coloro che si convertono a lui, ma previene la loro stessa conversione e la opera in loro con somma efficacia e determinazione senza danneggiare però la natura dell’atto umano volontario e libero. Per quanto riguarda invece l’allontanamento da Dio, esso è un inizio assoluto senza nessun influsso previo da parte di Dio: la sua causalità (che poi è puramente negativa) è tutta dalla parte dell’uomo. L’azione divina con cui il Signore punisce il peccatore segue il peccato stesso ed è condizionata da esso. La salvezza si ottiene per mezzo della fede e della carità, cioè per mezzo di virtù infuse, e perciò la salvezza presuppone un’azione divina positiva nell’uomo, dalla quale segue poi l’atto umano, il quale procede dalle facoltà dell’anima perfezionate dalle virtù infuse. 

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Aderire con deliberazione in modo disordinato ad un bene particolare implica sempre l’allontanamento da Dio, vero fine ultimo.

Gli atti non deliberati, come i primi moti di sensualità, non hanno ragione di colpa, ma piuttosto di pena, e la loro causa dev’essere ricercata nel difetto dello strumento, che in questo caso è costituito dalle potenze inferiori dell’anima, le quali agiscono come strumenti della ragione e della volontà.

In entrambi i casi il difetto morale, sia come colpa, sia come pena, è causato dal difetto di un agente causale secondo, sia per un’errata scelta deliberata del fine ultimo, sia per un difetto di ordine nelle potenze inferiori dell’anima.

 

L’agente secondo in se stesso, sia la ragione e la volontà, sia le potenze inferiori, è buono e il difetto ne segue accidentalmente. 

Da Dio invece il difetto non segue in nessun modo, perché la causa prima di tutti i beni non può essere causa del difetto di un bene nemmeno per la sua assenza, in quanto il sommo bene è sempre presente, né conosce il cambiamento dalla presenza in assenza. Dio è sempre presente, cioè non si sottrae completamente a nessuno, non abbandona del tutto nessuno. Perciò ogni uomo, anche il peccatore, può in ogni momento evitare il male particolare, perché Dio lo assiste sufficientemente.

Immagini da Internet:
- Volti (Caravaggio)
- Volti (Opere di misericordia, Caravaggio) 

01 febbraio, 2023

Il Male - Parte Quarta (4/5)

 

Il Male

Parte Quarta (4/5) 
 
 La grazia come rimedio sufficiente ed efficace contro il peccato.

La grazia sufficiente in genere.

Abbiamo potuto constatare che secondo San Tommaso vi è una volontà salvifica universale in Dio, secondo la quale Dio vorrebbe che tutti si salvino, ma questa volontà non si realizza sempre di fatto perché, siccome astrae dalle circostanze concrete dell’azione particolare di una causa seconda libera deficiente, è una velleità[1] più che una vera e propria volontà. D’altra parte però la volontà salvifica universale suppone che Dio non esclude nessuno dalla salvezza e cioè che offre a tutti almeno la possibilità reale di salvarsi, così che se di fatto non si salvano la causa di questo fatto deve essere ricercata non nella volontà e nell’azione divina, bensì nel disordine della volontà e dell’azione della creatura defettibile ed attualmente deficiente. 

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https://padrecavalcoli.blogspot.com/p/il-male-parte-quarta-45.html 


      Si sente l’esigenza di conciliare la causalità universale di Dio su tutto ciò che c’è di buono nell’atto umano, ma di escludere allo stesso tempo un influsso violento sul libero arbitrio ed anche un influsso predeterminante sulla malizia della colpa. Quest’ultima è soltanto conosciuta, non voluta direttamente. Il bene invece è tutto un risultato della predestinazione e dell’azione diretta da parte di Dio.

L’atto umano è visto già nella sua relativa autonomia tanto nel bene, quanto nel male e si fa già nettamente la distinzione tra la premozione al bene e la permissione del male. Lo stesso atto umano si situa diversamente nei confronti della causalità divina a seconda della sua qualità morale. Dio non ci aiuta a peccare, ma senza il suo aiuto non possiamo raggiungere la pienezza della giustizia. 

 

Come la luce è causa della vista che vede attualmente un oggetto, ma non è causa della chiusura degli occhi e della conseguente privazione della visione attuale, così anche Dio ci aiuta a fare il bene, ma se facciamo il male, la colpa è unicamente nostra. L’allontanamento da Dio seguente alla conversione disordinata verso beni particolari è causata unicamente dal consenso della nostra volontà libera ad azioni illecite. Dio aiuta coloro che si convertono a lui, mentre abbandona coloro che si allontanano da lui. Ma il fatto stesso che l’uomo si converta a Dio è un effetto dell’azione divina in lui .


Immagini da Internet:
- Volti (Giuditta, Caravaggio)
- Volti (L'urlo, Caravaggio)